30.11.09

Dice che Corrado Fortuna...









Dice che Corrado Fortuna ha vinto il premio come miglior regista di videoclip indipendente, anche se è stato censurato da molti network. Dice che il video, per la band palermitana Waines, è un divertente e provocatorio inno alla masturbazione, e cita in modo esplicito “beautifulagony”, il sito che raccoglie le riprese “a camera fissa” degli orgasmi degli utenti che si registrano.
Dice che “Let me be”, il video, è un piccolo capolavoro di regia, e che Fortuna è riuscito a coinvolgere, oltre ai tre componenti della band, molti amici e attori: Regina Orioli, Tiziana Lo Porto, Pietro Sermonti, Rolando Ravello, e il gruppo di Boris (la geniale serie tv prodotta da Sky, l’unica serie che vale la pena vedere in Italia).
Dice che la band di Fabio Rizzo, Roberto Cammarata e Ferdinando Piccoli, due chitarre e batteria, spara musica al fulmicotone, ed è stata battezzata con questo nome (pronuncia “uains”) dal pizzaiolo palermitano Benny, che fa le pizzette più buone della città, le celebri “Benny namber waine”, appunto.
Dice che il regista, che ha esordito nel 2002 in “My name is Tanino” di Paolo Virzì, di recente è apparso in “Baaria” di Tornatore, nel ruolo di nientepopodimenoché Renato Guttuso. E dice che se l’Italia fosse un paese serio, Fortuna sarebbe il candidato numero uno per interpretare il “Bravo Figlio” versione film.

http://www.youtube.com/watch?v=_ozb1qpfnec

http://www.corradofortuna.it

http://www.beautifulagony.com

http://www.myspace.com/3Waines

25.10.09

Dice che Nick Cave...

















Dice che Nick Cave ha letto pagine del suo ultimo romanzo, “The death of Bunny Murno”, suonato brani dal suo vastissimo repertorio, scherzato col pubblico, abbracciato fan, risposto alle loro domande, e firmato centinaia di autografi a Milano giovedì scorso. Dice che al Teatro Dal Verme c’erano migliaia di persone, e il musicista e scrittore australiano ha regalato un’esibizione straordinaria.
Dice che la lettura è stata accompagnata da video minimali, qualche foto, e soprattutto da basi musicali a cura del fido Warren Ellis. E dice che tra una pagina e l’altra accanto a Cave sono saliti sul palco il barbuto violinista e l’impassibile bassista Martin P Casey. Dice che, anche se erano solo in tre, “Red Right Hand”, “Loverman”, “God is in the house”, “Are You The One I’ve Looking For” e “The Ship Song” hanno brillato di una forza inimmaginabile: il Fender Precision di Casey ha affilato note taglienti come rasoi, e l’immenso Warren Ellis, in mocassino e calza bianca corta, si è sbracciato suonando violino, mandolino elettrico, chitarra acustica, loop e batteria, spesso contemporaneamente.
«Tutto a posto? C’è altro ancora? Qualche altro autografo?», ha ripetuto un disponibilissimo Nick Cave alla fine dello show ai fan che non lo volevano abbandonare.
Dice che di recente è uscito un doppio cd, “White lunar”, bellissimo, in coppia con Warren Ellis, che raccoglie le musiche per i film prodotte dai due negli ultimi anni. E dice che, in attesa dell’uscita di “The Road”, tratto dal capolavoro di Cormac McCarthy, Cave ha scritto una nuova sceneggiatura, “The Wettest Country in the World”, tratta da un romanzo di Matt Bondurant, sempre per la regia del “compagno di viaggio” John Hillcoat, già autore dell’abbagliante “The Proposition”.
Dice che alla fine dell’evento milanese ho allungato timidamente a Nicola Caverna una copia del “Bravo figlio”, e che lui l’ha passata a un assistente che reggeva già un mazzo di rose regalato da una fan, e che ho detto all’assistente «…mi raccomando, non lo buttare».

http://www.thedeathofbunnymunro.com/

http://www.youtube.com/watch?v=wUk17xA5xX4

http://www.youtube.com/watch?v=TRtijhYSMpQ&feature=related

http://www.youtube.com/watch?v=ygR59z0_rsw&feature=related

19.10.09

Dice che Edda...









Dice che Edda è uscito dal gruppo, proprio come John Frusciante, e non ci è mai più rientrato. Dice che voleva morire, ma non ci è riuscito. Dice che dopo tredici anni di silenzio è ricomparso, più vecchio, più grasso, senza capelli, e ha fatto un disco solita, “Sempre biot”, che è bellissimo.
Dice che all’apice del successo con i Ritmo Tribale, la rock band italiana più importante degli anni ’90 (quando il rock italiano non si sapeva nemmeno cosa fosse), li ha abbandonati, incapace di sostenere quella vita, e si è dedicato «in maniera professionale all’eroina», come dice lui. Dice che Edda, per scappare dalla droga, era diventato Hare Krishna, era andato a Londra, poi era tornato a Milano, aveva ripreso a cantare con i Ritmo Tribale, ma non ce l’ha fatta. Poi era scomparso.
Dice che in molti, compreso il sottoscritto, pensavano fosse morto. «Credo nella reincarnazione come punizione. Spero di rimanere sulla terra al massimo per un’altra vita», dice lui oggi.
Dice che dopo una vita è ricomparso, nel 2008, su You Tube, con dei video in cui suonava le sue canzoni voce e chitarra, accompagnato da Walter Somà, coautore di alcuni brani, e Andrea Rabuffetti. E dice che quei video avevano incuriosito l’etichetta Niegazowana, che gli ha proposto di fare l’album “Sempre biot”.
Dice che il disco è straziante, una gemma grezza inascoltabile per la sua bellezza e semplicità: voce, chitarra acustica e poco altro (tra gli altri, i “celebri” Alessandro Asso Stefana e Mauro Pagani).
Dice che le ballate, spesso semplici e scarnificate da inutili orpelli, toccano il cuore con la voce di Edda e i testi no-sense metropolitano: una specie di Rino Gaetano punk in overdose.
Dice che dopo il primo mitico introvabile “Bocca chiusa” dei Ritmo Tribale le case discografiche avevano proposto alla band contratti e futuro, ma senza “quel” cantante così “strano”, che cantava con una voce stridula che non si capiva se era maschio o femmina, e non si capiva soprattutto cosa diceva, perché gridava e si mangiava le parole. Ma dice che Edda è stato capace di raccontare come nessun altro il passaggio dai “dorati” anni ’80 ai buissimi anni ’90. E che la band, amatissima, ha continuato senza di lui per uno o due album, per poi scomparire.
Dice che Edda è citato nella canzone degli Afterhours “Come vorrei”, dall’album “Hai paura del buio?” (1997), e che è stato invitato proprio da Manuel Agnelli ad aprire un loro concerto.
Dice che di recente è stato invitato alla trasmissione “L’Era glaciale” di Daria Bignardi, in coppia con Andrea de Carlo, e che si è presentato con la maglietta della ditta di ponteggi per cui ora lavora.
Dice che a me, nell’altra vita, aveva regalato una collanina Hare Krishna che ora non trovo più.

Sapessi com’è strano
essere tossicodipendente di Milano
bucarsi tra la gente
che ti guarda e dice ‘sto deficiente è di Milano
quand’è che vado in Inghilterra
quand’è che me ne vado dalla terra…


http://www.myspace.com/stefanoeddarampoldi

22.9.09

Dice che Ludovico Einaudi...





Dice che Ludovico Einaudi ha definito il suo nuovo bellissimo disco “Nightbook” come “il punto di passaggio tra la luce e il buio, tra il noto e l’ignoto”: ossessivo, introspettivo, notturno, ma anche ricco di sfaccettature, inquieto, impetuoso addirittura. In una parola, struggente.
Dice che al disco, tra gli altri musicisti, ha partecipato anche Robert Lippok, uno dei più apprezzati musicisti della scena elettronica tedesca, che con il fratello Roland ha fondato i To Rococo Rot e i Tarwater, due band fondamentali per capire l’evoluzione della musica del futuro.
Dice che la collaborazione tra i fratelli Lippok e Einaudi ha preso corpo prima dal vivo, e poi in studio. E dice che i tre, con il nome White Tree, hanno anche inciso “Cloudland”, un interessantissimo lavoro che mescola pianoforte e beat elettronici, e che sfugge con maestria alle più banali etichette e categorie musicali.
Dice che Ludovico Einaudi ha descritto “Nightbook” come “uno sguardo possibile sulle esperienze che appartengono al lato più onirico, più interno di noi stessi, la musica apre delle porte su mondi nascosti. Ascoltandola, ognuno può riuscire a entrare in contatto con le proprie emozioni profonde”.
Dice che Einaudi, da sempre appassionato amante del rock, è figlio del grande editore Giulio, e padre della giovanissima musicista Jessica, anima del gruppo La Blanche Alchimie.

http://www.ludovicoeinaudi.com/

http://www.myspace.com/torococorot

http://www.myspace.com/morrtarwater

http://www.myspace.com/blanchealchimie

17.9.09

Dice che Silvio Berlusconi...






Dice che Silvio Berlusconi è morto...

16.9.09

Dice che Beck...











Dice che Beck, il menestrello dell’anti folk-rock-hip hop statunitense, si è imbarcato in una nuova rischiosissima avventura discografica: risuonare per intero alcune delle pietre miliari del rock, registrate in modo grezzo, “buona la prima”, da pubblicare gratuitamente sul suo rinnovato sito web beck.com. All’operazione partecipa un manipolo di fidati amici (il produttore Nigel Godrich, l’attore e cognato Giovanni Ribisi, i musicisti Devendra Banhart, MGMT e Jamie Lidell), e il primo disco, ghiottissimo, è “Andy Warhol” dei Velvet Underground.
Dice che il trattamento riservato al celebre esordio della banda di Lou Reed e soci, meglio noto come “banana sbucciabile”, è spiazzante: Beck canta più “sghembo” del solito, su ritmiche spesso nervose, con chitarre stridenti e un pizzico di elettronica, e tutto sembra ancora più in bilico del capolavoro originale, ma alcune vette spiccano su tutto: l’iniziale “Sunday morning”, la tortuosa “Waiting For My Man”, e il mantra elettronico “All Tomorrow's Parties”.
Dice che l’operazione, per nulla perniciosa, ha del geniale, visti anche i prossimi capitoli in cantiere: “Songs of Leonard Cohen”, “Evol” dei Sonic Youth, e “Oar” di Skip Spence. Sempre nella sezione “Record Club” è disponibile anche la replica acustica di “Modern Guilt”, l’ultimo album pubblicato sfruttando i canali tradizionali, il tutto con cover (ri)disegnate a matita dallo stesso Beck.
Dice che tutto il sito web del giovanotto è in verità uno scrigno di gemme grezze: si va dal semplice ma ricco “Store” alla sezione “Planned Obsolescence", che propone DJ set d’autore, dalle bizzarre interviste di “Irrilevant Topics” (Tom Waits è una chicca!) al folle “Videotheque”, che raccoglie i video delle varie registrazioni, scherzi, cover di se stesso e altro ancora. Che il giovane Beck David Campbell Hansen fosse un piccolo genio lo si sapeva, ma che potesse seppellire l’industria discografica con un gesto così folle è davvero straordinario.
Dice che negli anni novanta Beck ha fatto parte della chiesa di Scientology, ma che di recente sia stato allontanato per motivi ignoti.

28.8.09

Dice che “Broken”...







Dice che “Broken”, il nuovo bellissimo disco dei Soulsavers, è riuscito nello straordinario intento di colmare il vuoto lasciato dai desaparesidos Massive Attack: “I didn't want to be in an electronic band. Or a rock'n'roll band. I wanted the freedom to explore”, dice il leader della band Rich Machin, che insieme al socio Ian Glover ha registrato l’album tra l’Inghilterra e Los Angeles.
Dice che a questo terzo disco, dopo lo splendido “It’s Not How Far You Fall, It’s How You Land” del 2007, hanno partecipato personaggi del calibro di Will Oldham (meglio conosciuto come Bonnie Prince Billy), Mike Patton, Jason Pierce degli Spiritualized, Richard Hawley, e Gibby Haynes dei Butthole Surfers. Ma su tutti svetta la voce oltretombale dell’immenso Mark Lanegan, che presta l’ugola a quasi tutti i brani.
Dice che il disco spalanca le porte del soul, dell’elettronica, del gospel, del rock, ed è stato lanciato dal singolo “Sunrise”, scritto da Lanegan ma cantato da Will Oldham, che però ironicamente non è stato inserito nell’album, che invece contiene la b-side del singolo, la straziante “You Will Miss Me When I Burn”, cantata da Lanegan. Dice che il brano, una tenera ballata per piano e voce, è apparso per la prima volta nel 1994 in “Days in the Wake” dei Palace Brothers, cioè Will, Ned e Paul Oldham.
Dice che già nel precedente “It’s Not How Far You Fall” Machin e Glover avevano recuperato la lancinante “Spiritual” degli Spain, la band di Josh Haden (figlio del celebre contrabbassista jazz Charlie Haden), che è stata pure brillantemente interpretata dal compianto Johnny Cash nel 1998, subito prima di riprendere, in modo altrettanto felice, “I see the darkness” dello stesso Will Oldham.
Dice che i Soulsavers nel tempo si sono trasformati in live band, e che da pochi giorni sono sbarcati nel vecchio continente per iniziare un lungo tour. Dice che alla band si sono aggiunti anche tal Red Ghost, la giovane misconosciuta cantante australiana Rosa Agostino, e, in studio e dal vivo, anche Martyn LeNoble, già al seguito di Porno For Pyros e Jane’s Addiction, raffinato bassista dall’animo nobile.
Dice che, per chiudere il cerchio, brani dei Soulsavers sono stati usati in molti tv dramas americani, uno tra tutti il conturbante “InTreatment”.



http://www.myspace.com/soulsavers

http://www.myspace.com/marklanegan

http://www.myspace.com/martynlenoble

19.8.09

Dice che Fernanda Pivano...














Dice che Fernanda Pivano, il giorno che sono andata a trovarla col mio amico Michele Còncina con la prima copia del "Bravo Figlio" tra le mani mi ha stappato subito dello champagne accompagnato da cioccolatini, e mi ha tenuto la mano stretta parlandoni di Ginsberg, di Dylan e di Burroughs ("...quanto era cattivo...).
Dice che già tre anni fa aveva paura di dormine, e infatti non voleva che la lasciassimo sola nemmeno all'una di notte ("...appena tocco il letto piango...").
Dice che Michele le ha raccontato della mia "citazione" nel libro, come la "donna di Hemingway", e che lei c'è rimasta un po' male.
Dice che qualche settimana dopo, senza dire nulla, ha scritto un lungissimo e bellissimo articolo sul Corriere, che non so ancora se meritare.
Dice che ora ride, e sta bene.
Grazie Nanda.

23.7.09

Dice che i Jane’s Addiction...
















Dice che i Jane’s Addiction sono stati la più importante band americana degli anni ’90, capace di affondare le mani nella tradizione del rock del passato per traghettarlo direttamente nel futuro, prima di dissolversi completamente.
Dice che la band, nata a Los Angeles nel 1985 dalla mente “malata” del genio Perry Farrell e dell’inquieto bassista Eric Avery, insieme al batterista Stephen Perkins e al chitarrista Dave Navarro, è riuscita a mescolare il rock dei Led Zeppelin e la psichedelia, il gothic rock e il funk e il metal e la new wave, in una miscela unica, riuscendo a “sdoganare” l’alternative rock facendolo diventare “mainstream”.
Dice che fin dal nome i quattro hanno attirato le attenzioni di media e fan: Jane la “tossica” compagna di appartamento di Farrell, al secolo Jane Bainter, musa ispiratrice e icona della band, i trasgressivi show e le storie di sesso&droga del leader, le copertine dei dischi censurate (sempre pitture e sculture del cantante).
Dice che, all’apice del successo, i Jane’s Addiction si sono sciolti, prendendo strade diverse: Farrell e Perkins hanno fondato, con discreto successo, i Porno for Pyros, Navarro ha inciso dischi solisti, ha partecipato a un disco dei Red Hot Chili Peppers e ha avuto svariate lovestory con pornostar e conigliette, e Avery è scomparso per un po’ dalle scene.
Dice che il bassista, secondo molti la vera anima del sound tribale e suadente dei Jane’s Addiction, negli anni ha formato prima con Navarro i Deconstruction e, successivamente, i Polar Bear, e solo da poco ha esordito con un interessante album a suo nome, “Help Wanted”.
Dice che dopo la sua lite con Perry Farrell è stato sostituito proprio da Flea, dei RHCP, e che, curiosamente, l’altro RHCP John Frusciante ha citato come fondamentale il suo “spacious and heavily melodic playing” durante l’incisione dell’album “Stadium Arcadium”.
Dice che Avery, che si racconta in modo molto profondo nel suo blog, ha declinato offerte da parte di gente come Metallica, Smashing Pumpkins e Tool, e ha rifiutato per anni le varie reunion dei Jane’s Addicion, fino al 2008, anno in cui i quattro cavalieri dell’apocalisse psichedelica si sono rimessi insieme: ne è nato un lungo tour e l’uscita del ghiottissimo quadruplo cofanetto "A Cabinet of Curiosities", contenente demo, live, non-album tracks, e remix.
Dice che per la modica cifra di $74.98 è possibile acquistare una versione limitata del box in legno, e che la band è al momento al lavoro con Trent Reznor per il “NIN/JA” (Nine Inch Nails/Jane's Addiction) Amphitheater tour e per la registrazione di nuovo materiale.

http://www.janesaddiction.com/

http://ericavery.blogspot.com/

7.7.09

Dice che Damon Lindelof, Carlton Cuse e Jack Bender...























Dice che Damon Lindelof, Carlton Cuse e Jack Bender, sceneggiatori, produttori e regista di LOST, sono in “vacanza” nel vecchio continente prima di cominciare le riprese, ad agosto, della sesta e ultima serie del pluripremiato e stupefacente “telefilm” sui sopravvissuti al volvo Ocean 815 caduto su un’isola “misteriosa”.
Dice che venerdì scorso, 3 luglio, mi trovavo alla sede dei BAFTA (British Academy of Film & Television Arts), al 195 di Piccadilly, London, e me li sono visti comparire al bar poco prima di un incontro Q&A a inviti (ho supplicato in ginocchio la mia amica C. perché me ne procurasse uno…).
La serata, interessante e divertente, ha toccato vari temi, ma nessun mistero è stato svelato, come c’era da aspettarsi. Tra le domande del folto pubblico di “lost addicted”, solo una biondina è sembrata metterli in imbarazzo: in un video su internet è sicura di aver visto la foto di Claire appesa sulla parete tra i “morti”. E dice che tutti e tre gli ospiti hanno avuto lunghi secondi di imbarazzato silenzio, per poi balbettare che forse no, che forse sì, che sei sicura?, che non è tra i morti ma tra i non-vivi. Insomma, dice che forse è questo l’unico spoiler dell’incontro.
Dice che alla fine, ordinatamente in fila da bravi inglesi, abbiamo aspettato il nostro turno per foto e autografi. E dice che tutti e tre i gentlemen, che nei prossimi giorni saranno in “vacanza” anche al festival della Fiction di Roma, sono stati cordialissimi e amichevoli.
E dice che, mia dannazione personale, Damon Lindelof, brillantissimo sceneggiatore e produttore, è nato il 24 Aprile 1973, tre mesi e tre giorni dopo di me…

26.6.09

Dice che le ceneri di Pirandello...
























Dice che le ceneri di Pirandello, dopo il primo di tre funerali e mezzo celebrati in onore del premio Nobel per la letteratura, sono state raccolte in una urna funeraria greca del 5° secolo. Dice che dopo la cerimonia, solennissima, l’urna avrebbe dovuto essere portata in Sicilia, prima a bordo di un volo dell’aeronautica militare, poi in treno, ma entrambi i viaggi sono stati interrotti in circostanze mai chiarite e surreali e, dunque, pirandelliane.
Dice che a un certo punto, e grazie all’interesse dell’allora capo del Governo Alcide de Gasperi, le ceneri sono arrivate ad Agrigento, e il professor Giovanni Zirretta, direttore del Museo Civico, le ha dovute travasare dall’urna greca a una moderna, più piccola, trovandosi nell’incresciosa circostanza di veder “avanzare” un etto, un etto e mezzo di Luigi Pirandello. Che fare? Dice che il professore, seguendo le volontà del morto, fino ad allora disattese, ha deciso di “buttare” quei cento grammi di premio Nobel nel terreno del Kaos, il giardino dove sorge la casa del grande scrittore.
Dice che questa è la storia, assurda ma vera, raccontata dallo scrittore palermitano Roberto Alajmo ne “Le ceneri di Pirandello” (Drago Editore), un bellissimo librino illustrato dal grandissimo pittore Mimmo Paladino.
Dice che Alajmo, da sempre interessato alla morte, e soprattutto al dopo-morte (“…per quanto mi riguarda, l’anima non m’interessa così tanto, è libera di fare quello che vuole. È il corpo che mi preoccupa…”), ha raccolto molte storie sul tema del trapasso di uomini illustri, da Dante a Moliere, da Goya a Evita Peron, ma che per evidenti motivi “iettatori” non sono ancora stati purtroppo pubblicati.
Dice che un bell’assaggio della storia è raccontata nel format “Parole a Sud” di Bookweb.tv curato da Daniela Gambino e Paolo Maselli, su:
http://www.booksweb.tv/content/show/ContentId/1604

Dice che Roberto Alajmo, mio carissimo amico, è persona squisita e scrittore sopraffino e, soprattutto, invidiatissimo dal sottoscritto.

http://www.dragoedizioni.it

http://www.robertoalajmo.it/

http://www.danielagambino.splinder.com/

22.5.09

Dice che Jacob...



















Dice che Jacob, l’ambiguo e misterioso personaggio di LOST, è stato finalmente svelato e, come qualcuno aveva scoperto prima della sua apparizione, è interpretato dall’attore americano Mark Pellegrino: vero capo degli “Others”, dava ordini solo a Benjamin Linus, che era l’unico a conoscere il luogo dove viveva (una capanna semiabbandonata in mezzo alla giungla e circondata da una misteriosa polvere nera).
Dice che di Jacob, in verità, non si sa ancora nulla: “grande capo dell’isola”, colui che vive in quel luogo sperduto e misterioso da anni e anni (millenni forse), conosce dell’isola misteri e segreti, ma non vive lì da solo. All’inizio dell’ultima bellissima puntata della quinta serie di LOST, dopo aver fatto la sua comparsa, accanto a lui si è palesato un altro uomo, quasi della stessa età, ma vestito di nero, restio ad accettare il cibo che Jacob gli ha offerto, e che gli ha detto di volerlo uccidere.
Dice che attorno a questo personaggio (e al suo “doppio”) sono fioccate le ipotesi più svariate: la più “accreditata” però sembrerebbe essere quella della citazione biblica: Jacobbe e il fratello gemello Esau erano i figli di Isacco, e a sua volta Jacob ebbe dodici figli, tra cui Ben (che vuol dire “Il più amato”) che è poi lo stesso nome del personaggio Ben/Benjamin Linus, il diabolico capo degli “Others” che per più di trent’anni ha preso ordini da Jacob pur non avendolo mai visto in volto.
Dice che Jacob fu il patriarca delle celebri dodici tribù di Israele, le persone speciali scelte da Dio, e che uno dei suoi figli si chiamava Giuda, dalla cui tribù discende Gesù.
Dice che sempre il personaggio biblico Ben e i suoi fratelli avevano buttano in una fossa profonda il fratello Giuseppe per gelosia, perchè Jacob lo preferiva, cosa che, in modo praticamente identico, si è vista in una puntata di LOST con Ben che spara e fa cadere in una fossa John Locke per gelosia, perché questi ha parlato con Jacob.
Dice che il secondo misterioso personaggio apparso accanto a Jacob potrebbe rappresentare proprio Esau, il male, mentre Jacob potrebbe essere il bene (il primo, moro, vestito di nero, l’altro, biondo, vestito di bianco), come starebbe a dimostrare la sua capacità di “salvare” i personaggi di LOST “persi nel mezzo del cammino delle loro vite”, e la sua fede nel progresso e nella bontà dell’uomo.
Dice che alla fine della puntata, prima dell’esplosione della bomba H che dovrebbe riportare i nostri Losties alle loro “vite precedenti”, Jacob viene ucciso da Ben, geloso del suo rapporto con John Locke, di cui però qualche minuto prima scopriamo il cadavere: “quel” John Locke NON è veramente lui, e dice che potrebbe essere “l’uomo in nero”, il male, che sotto forma del Fumo Nero, si è impossessato del corpo di Locke per poter finalmente uccidere n fratello.
Ma dice che nessuno ne è sicuro. Ciò che è certo è che nella prossima serie, l’ultima purtroppo, il sacrificio di Jacob porterà a qualcosa di più superiore dello stesso Jacob. Ma per scoprirlo dobbiamo aspettare gennaio 2010.
Dice che Jacob è il secondo nome del “diabolico” JJ Abrams, il geniale autore di LOST, e che l’attore Mark Pellegrino, tra le altre apparizioni, aveva interpretato il ruolo del fidanzato di Rita nella straordinaria serie “DEXTER”, fatto uscire di scena dal protagonista serial killer di serial killer per gelosia.
E dice che prima ancora Pellegrino era apparso in “Mullholland Drive”, il film di David Lynch curiosamente prodotto sempre dalla ABC (che gli aveva commissionato una serie ma che l’aveva sospeso per via delle troppe scene di sesso e di sigarette fumate, e che poi Lynch ha trasformato in un meraviglioso incubo visivo per il cinema), dove recitava anche l’attore Patrick Fischler, che in LOST ha una piccola odiosa parte. Coincidenze?

20.5.09

Dice che Bob Dylan...




















Dice che Bob Dylan, nel grave incidente motociclistico del 29 luglio 1966, era alla guida di una Triumph Bonneville, e dice che è stato lontano dalla musica per più di un anno dando origine a svariate leggende metropolitane. Dice che nella caduta aveva riportato la frattura di una vertebra cervicale, più escoriazioni varie, e che era stato ricoverato in un ospedale per vari mesi.
Ma dice che Dylan, reduce dalla criticatissima apparizione al festival “Newport ‘65”, aveva diviso i fans anche sull’accaduto: c’era chi lo riteneva paralizzato, completamente ingessato, addirittura morto.
Dice che qualcuno aveva anche ipotizzato che non ci fosse stato alcun incidente, e che il menestrello di Duluth fosse in clinica a disintossicarsi dall’eroina e che, addirittura, proprio durante i giorni di Woodstock (dove Bob fu uno dei grandi assenti), fosse in corso un lavaggio completo del suo sangue in una clinica Svizzera.
Ma dice che Dylan stesso, in un’intervista di qualche tempo dopo, ha dichiarato: «Persi il controllo, sbandai da sinistra a destra. Vidi tutta la mia vita passarmi davanti… il fatto che ne sia uscito fuori ha del miracoloso». E, ancora: «Quando ebbi l'incidente motociclistico... mi rialzai per riprendere i sensi, realizzai che stavo solo lavorando per tutte quelle sanguisughe. Non volevo farlo. In più avevo una famiglia e volevo solo vedere i miei bambini».
Guasto meccanico? Droga? Semplice distrazione? Tentato suicidio? Fuga dal mondo? Nessuno potrà mai dirlo con certezza, sicuramente non il protagonista, anche se il critico Howard Sournes ha scritto nella biografia “Down the Highway: The Life Of Bob Dylan” che sul luogo dell’incidente non era stata chiamata alcuna ambulanza e che Dylan non era stato ricoverato in nessun ospedale, e che l’incidente offrì a Bob l’occasione per scappare dalle pressioni che lo affliggevano.
Dice che in “Chronicles. Vol. 1”, la prima parte della sua autobiografia del 2004, Dylan stesso liquida tutta la faccenda con un paio di righe: «Ho avuto un incidente in motocicletta e sono rimasto ferito, ma sono guarito. La verità è che volevo tirarmi fuori dalla concorrenza».
Dice che, ciò che è certo, quell’episodio ha “segnato” la fine del “primo” Dylan, il cantore della protesta.
Mistero nel mistero, non è mai stato accertato il modello di Triumph Bonneville che guidava: c’è chi dice una Triumph Bonneville 55, chi una Bonneville TT Special 650 cc, chi una Triumph Tiger 500 cc e chi, addirittura la sua ex fidanzata Joan Baez, una Triumph 350.
Dice che, curiosamente, la foto di copertina di “Highway 61 Revisited”, il suo celebre album del 1965, uno dei capisaldi della storia del rock e patrimonio dell’umanità tutta, ritrae Dylan con la t-shirt proprio di Triumph Motorcicles…

23.4.09

Dice che Daniel Faraday...























Dice che Daniel Faraday deve morire. Dice che il bravo attore Jeremy Davies, che in LOST interpreta l’ambiguo scienziato mandato sull’isola insieme a dei misteriosi compagni per salvare i dispersi del volo 815 della Oceanic Airlines, è destinato a uscire di scena in finale di stagione, come già successo al compianto Charlie Pace, con un probabile fiume di lacrime.
Dice che lo scienziato, che nel 1996 lavorava al Queen College di Oxford conducendo esperimenti non autorizzati sui viaggio nel tempo, era stato contattato dal buon Desmond Hume, intrappolato in un viaggio temporale/mentale, chiedendogli aiuto, e dice che Daniel gli aveva spiegato che avrebbe dovuto trovare una “costante” tra le due realtà in grado di trattenerlo nel suo tempo evitando così di morire.
Dice che prima di partire per l’isola Faraday era stato avvicinato dall’inquietante Matthew Abbadon, che l’aveva reclutato insieme a Charlotte Staples Lewis, un’antropologa dal passato oscuro, Miles Straume, uno che “parla coi fantasmi”, Frank Lapidus, il pilota d’aereo che avrebbe dovuto “guidare” il volo 815 poi schiantatosi, e Naomi Dorrit, una mercenaria sexy.
Dice che il personaggio porta il nome del fisico e chimico inglese Michael Faraday, scopritore dell'omonima legge e dell'omonimo effetto, e già in una delle puntate iniziali della Season5 è entrato in contatto con la sua futura madre, Eloise Hawking, in un viaggio nel tempo, prima che lei, ovviamente, lo mettesse al mondo. E dice che gli spoiler che si leggono sulla rete indicano proprio la madre come colei che lo ucciderà: in una delle prossime puntate Faraday tornerà sull’isola con il sottomarino nucleare per cercare di convincere Pierre Chang a evacuare tutta la popolazione, dicendogli la verità sull’isola e su Miles (il figlio che lui nel futuro manderà via dall’isola e che, in questo ennesimo viaggio nel tempo, incontra da adulto senza ovviamente riconoscerlo…). Faraday entrerà anche nel campo degli “Others” per parlare con sua madre, che però lo ucciderà prima che si possano parlare.
Dice che, a sorpresa, il padre di Daniel è il miliardario Charles Widmore che, fino a questo punto, sappiamo con certezza essere il padre di Penelope, la fidanzata di Desmond. Dice che però ancora non si sa chi è la madre di Penelope, anche se su un blog “spoileroso” sono visibili alcune foto molto molto curiose… (http://www.lostdiscovery.com/2009/04/21/episodio-5x14-nuove-immagini-promozionali.htm)

14.4.09

Dice che “Palermo Shooting”...























Dice che “Palermo Shooting”, l’ultimo film di Wim Wenders, è stato massacrato così tanto dalla critica alla sua prima visione al festival di Cannes del 2008 che nelle sale italiane o non è mai arrivato, o se c’è stato, dopo un paio di giorni è stato “smontato”.
Dice che il film, nato dall’iniziativa di un professionista locale che aveva pensato a Wenders per un film sulla città, ha ben poco di “promozionale” su Palermo, ed è l’ennesimo caso di grande film osteggiato dagli italiani perché “parla male dell’Italia”, cosa che è già successa in passato con i lavori di Ciprì&Maresco e con “Gomorra” di Matteo Garrone (praticamente quasi le uniche cose buone del cinema italiano).
Dice che, protagonista del film, è il fotografo Finn che, in crisi esistenziale e dopo uno scampato incidente d’auto in cui vede in faccia la morte, lascia Düsseldorf per andare a Palermo per uno scatto fotografico, ma poi ci resta.
Dice che il film risente in alcuni passaggi del canovaccio di sceneggiatura con cui è stato girato, ma che in molte parti abbaglia per la sua poeticità e per il suo personalissimo sguardo sulle cose e sulla realtà: la percezione esistenziale del fluire del tempo, lo “scatto” definitivo che cattura la realtà, il rapporto con la morte, la morte come nuova vita sono alcuni dei grandi temi trattati dal grande regista tedesco in un film che, sempre di più, assomiglia al suo personalissimo sguardo in soggettiva sul mondo.
Dice che il film, girato e fotografato meravigliosamente in una Palermo sempre più (de)cadente ma sempre affascinante, mescola il Barocco sfolgorante di certi scorci e la “munnìzza” colorata della Viccuria in un continuo rimando sulla morte, adagiandosi su un meraviglioso tappeto sonoro che va dai Grinderman del fido Nick Cave, all’amico Lou Reed (che compare “fantasma” in una scena), dai Calexico, ai Portishead, e, curiosamente, alla bellissima “Quello Che Non Ho” di Fabrizio De André (di cui Wenders dice di essere grande fan).
Dice che il protagonista di questo film ricorda da vicino la protagonista del capolavoro incompiuto “Fine alla fine del mondo”, sempre sfuggente e inafferrabile, e cita “Professione Reporter” e “Blow Up” di Michelangelo Antonioni e “Il Settimo Sigillo” di Ingmar Bergman. Dice che il capolavoro del regista svedese è evocato in una magistrale scena girata all’interno del suggestivo Archivio Storico di Palermo, in un dialogo struggente tra il fotografo e la morte, magistralmente interpretata da un ispiratissimo Dennis Hopper.
Dice che il film è dedicato proprio ai due grandissimi Maestri, morti lo stesso giorno (30 luglio 2007), e che tale atto di amicizia ha fatto inspiegabilmente storcere il naso a molti critici.
Dice che Campino (pseudonimo di Andreas Frege), il protagonista del film, è il cantante del gruppo rock tedesco Die Toten Hosen, ed è in quasi tutte le scene con le cuffie del telefonino-mp3. E dice che in una scena, mentre vaga per la città, incontra una fotografa con un “famoso” taglio di capelli a caschetto, Letizia Battaglia, lo storico “occhio” che ha immortalato quarant’anni di morti di mafia a Palermo.
Dice che il film è importante e bello, e che ai palermitani, ovviamente, non è piaciuto, perché non ci hanno visto nulla di ciò che ci volevano vedere: ma “Palermo Shooting” è lo sguardo più “vero” e lirico per raccontare una città che con la Morte ha a che fare quotidianamente.

“Io ascolto sempre le storie che i posti voglio raccontare, e Palermo mi ha scelto per svelare la sua.” Wim Wenders

http://www.youtube.com/watch?v=eEidp7_VzQ4&eurl=

http://www.flickr.com/photos/s3ra/sets/72157608510827515/

13.4.09

Dice che Samantha Fox...























Dice che Samantha Fox, la celebre cantante e modella britannica, celebre negli anni ’80 per il suo pop sbarazzino e il suo imponente seno, sta per sposarsi. E dice che convoglierà a nozze con la sua manager Myra Stratton.
Dice che Samantha, nata a Londra il 15 aprile del 1966, è apparsa in topless per la prima volta a pagina 3 del Sun nel febbraio del 1983 con il consenso dei genitori, e dopo poco ha iniziato la sua carriera come cantante e modella, assicurando le sue meravigliose soffici minne per 250.000 sterline. Apparsa in molte riviste erotiche, anche se, purtroppo, in rarissimi scatti di nudo integrale, la bionda tutto pepe celebre per il brano “Touch Me (I Want Your Body)”, ha rappresentato per un’intera generazione la prima immagine ancorché confusa del desiderio sessuale.
Parallelamente alla carriera di pin-up, la sua musica ha scalato le classifiche, proponendo sempre brani orecchiabili dai testi ammiccanti e allusivi. Dice che nel 1986 è apparsa in un videogioco di “Samantha Fox Stirp Poker”, ma che il successo planetario del singolo “Touch me” non si è più ripetuto. Poi l’oblio, come altre stelle indimenticate della sua generazione.
Dice che da tempo giravano voci sulla sua incerta sessualità, e che nel febbraio del 2003 la bellissima bionda oggetto del desiderio abbia dichiarato apertamente: “Non posso continuare a dire “forse” o a smentirlo, è ora che la gente sappia dove sta il mio cuore. Si continua a dire che io sia lesbica. Non so cosa sono, ma sono certa di essere innamorata di Myra. La amo completamente e voglio vivere il resto della mia vita con lei”.

http://www.samfox.com/

8.4.09

Dice che “Gran Torino”...























Dice che “Gran Torino” è il titolo del nuovo film di Clint Eastwood, il suo 32esimo da regista, e dice che, curiosamente, a metà film si ride. Poi, come ormai ci ha abituati il vecchio ispettore Callaghan, alla fine ovviamente si piange.
Dice che il film, che racconta l’amicizia tra un vecchio brontolone razzista reduce dalla guerra in Corea e un ragazzino cinese (?) e la sua famiglia è l’ennesima lezione di severo moralismo del vecchio Clint. Dice che il film, che pure ha un inizio un po’ lento, e una recitazione un po’ “stentata” per il protagonista Walt Kowalski, nella sua durezza e semplicità ci costringe, ancora una volta, nel buio della sala, lontani dall’eco di pubblicità e balletti televisivi, alla riflessione. Dice che il pensiero di Eastwood nel tempo non cambia (semmai migliora), e alla fine i cattivi saranno puniti, e i più deboli soccomberanno (a meno che, come in questa storia, un cattivo che finalmente ha trovato una sua redenzione non si sacrificherà per loro). Dice che, usciti dal cinema, si rinnova la magia di questo energico ottantenne rimasto tra i pochi a fare film “importanti” che vale la pena vedere.
Dice che la “Gran Torino” del titolo è un modello di auto prodotta dalla Ford nel 1972, un autentico gioiello custodito gelosamente in garage da Kowalski, chiamata così in omaggio alla città della Fiat, la “piccola Detroit”, ritenuta indiscussa capitale automobilistica europea. E dice che sempre lo stesso modello di auto è la vettura dell’agente Starsky nella serie televisiva Starsky e Hutch

2.4.09

Dice che Eugenio Baroncelli...


















Dice che Eugenio Baroncelli, per gli amici Dedi, ha scritto 267 brevi biografie di personaggi famosi e non, raccolte nel “Libro di candele, 267 vite in due o tre pose”, da poco edito da Sellerio. Dice che lo scrittore, nato a Ravenna nel 1944, in verità è un professore di liceo dalla evidente sterminata cultura e dalla altrettanto evidente ironia. Dice che il libro alterna ritratti di mostri sacri come Leopardi, Celine, Raymond Chandler, Reinaldo Arenas e Sylva Plath a illustri sconosciuti del calibro di Guglielmo Basta, Diego Bacini e Bruno Schulz. Dice che l’autore è discendente di Bernardi Baroncelli, il killer di Giuliano de’ Medici, fratello di Lorenzo il Magnifico, ucciso a Firenze il 12 dicembre 1479, come allude la mezza paginetta biografica che gli dedica.
Dice che il libro è una sapiente opera di fantasia, ora ilare, ora profonda, sempre vagamente geniale, un concentrato di storie e sottostrorie, trame e sottotrame della cultura di tutti i tempi. Geniale “scrittore inutile”, per dirla con Ermanno Cavazzoni, il sapiente ricamo di Baroncelli è un racconto spionistico, voyeuristico, predatorio: un punto di vista “storto” sulla Storia con la s maiuscola, che racconta molto di più di inutili libri di testo e enciclopedie.
Dice il filosofo James Hillman che “le falsificazioni biografiche fanno parte dei fatti narrati tanto quanto i fatti in sé”, e che “tutti noi veniamo inventati via via che viviamo”. Delizioso il ritratto di “Léon Foucault, l’uomo che invecchiò allo specchio”, struggente quello di “Marco Aurelio, l’uomo che voleva essere Dio”, dissacratorio quello di “Julius Fromm, l’uomo che aveva inventato il preservativo”, da pisciarsi dal ridere quello su “Max Brod, lui e l’altro”.
Dice che, curiosamente, tra le pagine viene raccontata anche la vita di “Mario Baroncelli, padre dell’autore”: struggente.

20.3.09

Dice che Amelia Earhart...























Dice che Amelia Earhart è un mistero continuo. Dice che l’aviatrice statunitense è nata ad Atchinson il 24 luglio 1897, ed è scomparsa in un luogo mai identificato nell’Oceano Pacifico il 2 luglio 1937 dopo la lunga traversata in giro per il mondo che, per lei, era la grande sfida con se stessa. Dice che l’allora Presidente Roosevelt ha autorizzato le ricerche, ma né il corpo né l’aereo sono mai stati ritrovati anche dopo la ricerca su una superficie di 250.000 miglia quadrate di oceano. Dice che immediatamente sono fioccate le teorie, dal complotto allo spionaggio, dal rapimento e uccisione dei giapponesi a quello degli extraterrestri.
Dice che il suo nome è comparso spesso in film e telefilm, tra cui, su tutti, Star Trek: non è un caso se di questo mistero se ne parli in uno speciale del National Geographic e in un bella puntata della trasmissione “In search of…”, andata in onda dal 1976 al 1982, e presentata dall’attore Leonard Nimoy, che nel celebre telefilm di fantascienza interpreta il vulcaniano dottor Spock.
Dice che le coincidenze non finiscono qui: nel telefilm LOST (che, per la cronaca, è stato ideato, tra gli altri, dal solito genietto JJ Abrams), un personaggio si chiama proprio Amy (Amelia), e che dà alla luce un bimbo, che diventerà l’ambiguo chirurgo Ethan Rom. Dice che, assoldato dal diabolico Benjamin Linus, Ethan Rom compare fuori dall’isola presso la sede della Mittelos Bioscience (anagramma Mittelos=Lost-Time), multinazionale con compagnia aerea di proprietà: Herarat Aviation, che rimanda chiaramente al nome della pilota scomparsa nell’oceano.
Dice che, dopo aver “abbandonato” la serie, JJ Abrams si è dedicato, tra gli altri progetti, al cinema: il suo nuovo film, in uscita, è curiosamente il nuovo “Star Trek”, in cui il dottor Spock è interpretato dal giovane e promettente attore Zachary Quinto, molto noto per aver interpretato il terribile Sylar nell’altra serie culto “Heroes”.

“In search of…”
http://www.youtube.com/watch?v=UsLDA-ItfHA

NationalGeographic
http://www.youtube.com/watch?v=rUR8r06EtVE

19.3.09

Dice che Bob Dylan...























Dice che Bob Dylan ha cambiato nome un’altra volta. Dice che l’artista nato Robert Allen Zimmerman (a Duluth, il 24 maggio 1941), ha scelto lo pseudonimo Jack Frost per produrre il suo nuovo disco contenente dieci nuove canzoni che, stando alle indiscrezioni, avranno un “approccio romantico”.
Dice che il disco “Together Through Life”, il suo 46° lavoro in studio, uscirà il 24 aprile, ed è stato registrato alla fine dell’anno scorso partendo dall’inedito “Life is hard” scritto per il film del regista francese Oliver Dahan.
Dice che, tra gli altri brani, ci saranno “I feel a change coming on” (che doveva essere l’iniziale titolo dell’album), “Beyond here lies nothin'”, “My wife's hometown”, “Forgetful heart”, “Shake shake mama” e “It's all good”.
Dice che special guest del disco è David Hidalgo dei Los Lobos.
E dice che il menestrello Duluth aveva già in passato usato lo pseudonimo Jack Frost per produrre l’album “Love and Theft”, uscito l’11 settembre 2001.

www.bobdylan.com