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3.5.10

Dice che i Black Keys...








Dice che i Black Keys sono tornati, con un nuovo potentissimo album, che parte lento, e ha bisogno di carburare un po’, ma poi è una bomba.
Dice che il titolo, e la copertina, sono ironici, e su fondo nero una semplice scritta bianca e rossa recita: “This i an album by The Black Keys. The name of this album is Brothers.”
Dice che il chitarrista e cantante Dan Auerbach ha ritrovato il suo amico batterista e metà anima del gruppo Patrick Carney dopo un paio di anni di abbandono: in questo periodo Carney ha inciso un disco con la sua band Drummer, e il barbuto Auerbach ha pubblicato lo splendido esordio solista “Keep It Hid”.
Dice che “Brothers” è stato suonato e prodotto dai due, con l’aiuto dell’onnipresente Danger Mouse (che nel 2008 aveva sapientemente prodotto lo straordinario “Attack & Release” ), che ha messo le mani solo sulla ipnotica “Tighten Up”).
Dice che nel 2009 i due hanno stupito tutti entrando in studio a New York e improvvisando 11 tracce usate come base dal meglio-del-meglio dell’hip hop: il progetto Blakroc, sponsorizzato dal produttore Damon Dash, ha visto la partecipazione, tra gli altri, di gente del calibro di Mos Def, RZA, Nicole Wray, e Ol' Dirty Bastard. E dice che, a proposito del folle progetto di mescolare hip hop e rock-blues, Auerbach ha detto che lui e Carney erano pronti per questo disco da quando avevano 16 anni.
Dice che il termine “Black Keys” è usato ad Akron per i tipi “fuori di testa”, ma che nel pianoforte i tasti neri rappresentano la scala pentatonica minore.
Dice che nei due video “Tighten Up” e “Next girl” i Black Keys si prendono in giro da soli usando un “ridiculous dinosaur” che canta le loro canzoni e da cui loro si dissociano simpaticamente.
Dice che Dan Auerbach ha un sosia, l’esatto clone, commesso del negozio di dischi HMV di Oxford street, Londra.


http://www.theblackkeys.com

http://www.myspace.com/theblackkeys

18.4.10

Dice che “Dark Night of the Soul”...























Dice che “Dark Night of the Soul” è il progetto multimediale nato dalla bellissima collaborazione tra Danger Mouse, Sparklehorse e David Lynch, di cui la EMI, che avrebbe dovuto dare alle stampe il cd, ha bloccato l’uscita per una vecchia controversia legale con Danger Mouse.
Dice che Brian Burtun, meglio conosciuto come Danger Mouse, nel 2004 aveva realizzato il curioso “Grey Album”, un disco di mash-up utilizzando il “White Album” dei Beatles e il “Black Album” di Jay-Z, e che a niente era valso il divieto della casa discografica di commercializzarlo: lo stesso artista aveva invitato i suoi fan a scaricarlo dalla rete, copertina e booklet incluso.
Dice che per aggirare il divieto della EMI i tre artisti hanno realizzato un lussuoso libro con le cupissime foto di Lynch, con, allegato, un cd-r su cui masterizzare il disco da scaricare da internet.
E dice che all’album, suonato dal compianto Mark Linkous, alias Sparklehorse, e prodotto da Danger Mouse, ha partecipato una lunga lista di guest stars, ospiti come cantanti, tra cui Iggy Pop, Julian Casablancas, Black Francis, Wayne Coyne, Susanne Vega e l’immenso Vic Chesnutt.
Dice che il libro, pensato da Lynch come visual narrativo che accompagni la musica, tirato in 5000 copie, è andato immediatamente esaurito, e che le foto sono state esposte in alcune importanti gallerie americane ed europee.
Dice che, sfortunatamente, sia Mark Linkous che Vic Chesnutt, si sono suicidati.

http://dnots.com/

10.3.10

Dice che Mark Linkous...








Dice che Mark Linkous si è tolto la vita. Dice che il cantante e chitarrista americano, nato il 9 settembre 1962, si è sparato un colpo di pistola al cuore il 7 marzo, davanti alla casa di un amico a Knoxville, nel Tennessee.
Dice che per anni l’artista, straordinario cantore del più ammaliante e languido rock narcolettico, ha lottato per anni contro la depressione, e che ci aveva provato già un’altra volta, in tour con i Radiohead, nel 1996 a Londra: un mix di antidepressivi e Valium l’aveva mandato in coma, clinicamente morto per due minuti. Dice che dopo lunghe cure mediche era stato salvato, ma che aveva riportato gravi lesioni alle gambe, paralizzate per sei mesi.
Dice che nel 1995 aveva fatto nascere quella stupenda creatura metà equina metà di polvere di stelle, gli Sparklehorse, di cui è sempre stato l’unico membro permanente: i dischi, bellissimi, sono stati “Vivadixiesubmarinetransmissionplot”, “Good Morning Spider”, “It's a Wonderful Life” e “Dreamt for Light Years in the Belly of a Mountain”.
Dice che tante e di prestigio sono state le sue collaborazioni, da PJ Harvey e Sua Maestà Tom Waits per l’album “It’s a Wonderful Life” (il suo più bello), Daniel Johnston (l’altra “testa matta” a cui ha prodotto il disco “Fear yourself”), Nina Persson e Fennesz.
Dice che di recente, insieme a Danger Mouse (il genialoide produttore “prezzemolino” nato Brian Burton) e David Lynch, aveva dato vita al progetto “Dark Night of the Soul”, ma che per problemi di Danger Mouse con la EMI il disco è stato bloccato (i tre hanno fatto comunque uscire un libro fotografico contenente un CD-r vergine e un link dove scaricare il disco da internet!).
Dice che negli ultimi anni viveva a Hayesville, North Carolina, dove aveva impiantato i suoi “Static King Studio”.
Il tristissimo comunicato della famiglia recita: “It is with great sadness that we share the news that our dear friend and family member, Mark Linkous, took his own life today. We are thankful for his time with us and will hold him forever in our hearts. May his journey be peaceful, happy and free. There's a heaven and there's a star for you.”


It's a Wonderful Life VIDEO
http://www.youtube.com/watch?v=AGZsQf6WjHI

2.7.08

Dice che Blu...




Dice che Beck, per il suo nuovo album “Modern guilt”, prodotto dal genietto Brian "Danger Mouse" Burton, ha contattato il graffitista bolognese Blu per realizzare un videoclip. Dice che dell’artista bolognese non si sa nulla, né come si chiama veramente né quanti anni ha. Dice che di recente Blu ha realizzato le sue “ambiguous animation painted on public walls”, ormai famose in tutte il mondo, a Buenos Aires, Baden e Londra. Sul suo sito, blublu.org, è possibile vedere molti dei suoi strabilianti lavori. Un genio.