28.6.07

il bravo figlio e londra - parte 6









16/6/07

«C ci sta aspettando, se arriviamo tardi poi la senti…», dice MG mentre entriamo in metropolitana. CCG ci ha invitati alla prova generale di un sontuoso spettacolo alla Royal Opera House. Sono le nove del mattino, io ho dormito poco, ma ho gli occhi sgranati. E quando mai mi ricapita di essere invitato in un palchetto privato nel cuore di Covent Garden, nel santuario della lirica? Io, poi, non sono mai stato all’opera. Lo spettacolo che sta per cominciare, CCG è eccitata. L’autore, dicono, è molto importante: “Katya Kabanova”, testo del ceco Leoš Janáček, cantato in russo, sottotitolato in inglese. Non credo a ciò che vedo, non la ringrazierò mai abbastanza per questo regalo. Durante la pausa tra il primo e il secondo atto andiamo al bar, tutto di vetro, da cui si intravede il cielo di Covent Garden. Non c’è grande sfarzo, sono solo le prove generali, ma sono tutti molto british. Io e MG gli unici due terroni. C propone uno spuntino, io percepisco un suo fremito, ordiniamo champagne all’unisono, che accompagniamo con deliziosi tramezzini al salmone. MG richiama le tipe dell’albergo per l’ennesima volta inventando una scusa assurda: «Mr Bongiorno si è sentito male…». CCG mi vuole a tutti i costi ospite a casa sua: come posso rifiutare? Ormai ha conquistato definitivamente il mio cuore.


17.6.07
A Londra non esistono tende, e io mi sveglio con la prima luce accecante che filtra attraverso le grandi finestre. Il soggiorno di casa di M&M è una grande stanza di legno, due librerie speculari lungo le due pareti, fino al soffitto, piene zeppe di libri d’arte e romanzi, un altro grande ritratto di Andrea Pucci (l’altro amico palermitano di M), una vista su Hampstead che mette l’anima in pace. Quando mi sveglio MG è già andato a correre al parco. Come cazzo fa quest’uomo? Lo adoro… Rimango a poltrire a letto, ripensando a quello che sto vivendo, a queste persone meravigliose che non sembrano vere. Ma sono qui per me, aspettavano me, me lo merito, cazzo. No?

MG rientra, tutto sudato, e io mi gratto pigramente in pigiama: è un uomo davvero speciale, e la sofferenza è la chiave per capire il suo mondo, un mondo magico, che riprende a raccontarmi, mentre camminiamo ancora, senza meta, come amici da una vita.

«I libri degli scrittori siciliani non si leggono, si controllano…», una grande verità, una battuta geniale. RA ha sempre fame, e sonno. Sarà l’aria di Londra, sarà questa luce, sarà la vacanza, fatto sta che più dorme e più dormirebbe. All’uscita del mio libro il mio editore mi ha girato una sua email molto buffa in cui mi chiede “da dove spunti?”. Io gli rispondo “dal sottosuolo”. Ci siamo scritti qualche botta e risposta, ripromettendoci di pigliarci un caffé a Palermo. Ieri, però, è arrivato a Londra con moglie e figlio, e abbiamo cominciato a vederci. A prima vista sembra un orso, silenzioso, occhi piccoli curiosissimi e attentissimi, sembra perennemente imbronciato. Ma se lo stai a sentire, se lo segui tra gli scaffali dei negozi di giocattoli, tra le vetrine di Soho, seduti sui gradini della fontana di Piccadilly, scopri in realtà una persona molto spiritosa, curiosissima e molto molto divertente. In una parola, “spèrto”. Anzi “spertissimo”. Oltre che, ovviamente, scrittore raffinatissimo. E poi anche io ho fame, e anche io, tendenzialmente, dormirei, e andiamo subito d’accordo, tanto da rivederci per un paio di giorni. Camminiamo anche con lui, all’infinito, e mi racconta mille cose, mille rivoli di storie, che finisce sempre con uno sguardo obliquo sul mondo. Spesso con una battuta che mi spiazza, che mi fa ridere. Per fortuna almeno lui non mi vuole dare consigli di scrittura, ma solo condividere un generoso piatto di fish&chips!

Le donne, tutte bellissime, vanno in giro “spurmunàte” (vestite pochissimo cioè, a rischio polmonite, perché qui fa ancora freschino), e calzano tutte le ciabattine infradito di gomma. E poi magari tossiscono.

<> Un bimbo di pochi anni urla a squarciagola piangendo e cercando di richiamare il padre che scende alla fermata della metro dove salgo io. La madre sembra serena, la sorellina più grande quasi ride per la scenata del fratellino. Chissà se sono genitori separati, mi chiedo. Quando la mamma si decide a prenderlo in braccio lui smette di piangere e si accoccola in silenzio. Io cerco di evitare il suo sguardo, sennò scoppio a piangere io…

Un’altra giornata, full of life. Ho attraversato tutta Soho a piedi, le caviglie doloranti, tra sexy shop sgarruppati, puttane giovanissime, turisti italiani spauriti, boutique dai prezzi inarrivabili, l’aria del fritto di una Chinatown molto quieta. Sono finito. Nonostante tutto raggiungo M da Sotheby’s, a casa di dio, dove trovo subito il conforto di un fiume di Laurent Perrier ghiacciato servito da sorridenti fanciulle in divisa. M mi racconta un altro pezzo della sua rocambolesca vita, «Minchia la devi scrivere, anche in ordine cronologico…», gli ripeto ancora una volta, e sono già brillo. Poi lui incontra A, la bellissima A, e io scappo immediatamente fingendo interesse per un bellissimo “Leviathan” di Anselm Kiefer che costa solo 400.000£. Faccio finta di volermi fare un regalo, perbacco, me lo merito in fondo un Kiefer anche io, e vedo che M mi manda frecciate, come a dirmi coglione, che vai facendo, vieni qua che ti presento la mia amica. A è una pittrice di origini palermitane che vive a Londra, credo, da una vita. Ha un nome che sembra pronto per un romanzo, ed è la classica palermitana alta, bionda, dal fascino antico. Io mi presento, dico qualche stronzata che cancello subito, mi guardo le punte delle mie bellissime scarpe, cerco di interessarmi a un bellissimo “Concetto Spaziale” di Lucio Fontana (2.000.000£!!!), e evito accuratamente il suo sguardo. Credo che lei se ne accorga, perché mi sorride. O forse me lo sono solo immaginato. Sono “totally confused”. Invece che parlare con la bella A, mi metto ad ascoltare tutto il tempo il suo accompagnatore, un produttore musicale forse anche gallerista, che sfoggia una camicia multicolore fuori dai pantaloni su una giacca bianco panna che non ci azzecca proprio, ma che fa molto “swinging London”. Il tipo mi racconta di un suo soggiorno a Palermo, di non so che lavoro a Cinecittà, non so in che anni, non so in che mondo, non so in che universo. Lui parla, io faccio di sì con la testa, I know, I know, oh yeah, brilliant, really?, amazing!, ma non me ne fotte una beneamata mischia di ciò che dice. Poi A se ne va, e a me non resta altro che aggrapparmi a un autoritratto di Francio Bacon del ’78 che potrebbe essere mio con sole 12.000.000 (dodicimilioni) di fottutissime sterline. Sono un coglione.

Continua-

2 commenti:

S ha detto...

Ma che timidone che sei! ;)

Anonimo ha detto...

no.
sei decisamente un vero coglione!