8.1.09

Dice che Antony...


















Dice che Antony Hegarty è alto un metro e novanta e, a dispetto di una voce così esile e angelica, è chiamato dagli amici “il gigante buono”. Nato in Inghilterra nel 1971, cresciuto tra Amsterdam e San Francisco, è approdato a New York, dove ha subito stregato tutti con la sua straordinaria voce così fragile eppure così struggente. Dice che le sue musiche sono strazianti ballate per quartetto d’archi, pianoforte e voce. Dice che Lou Reed e Laurie Anderson sono presto diventati i suoi mentori, ospitandolo su disco e dal vivo (“Animal Serenade” e “The Raven” di Lou Reed), come pure personaggi del calibro di Marianne Faithfull, Boy Gorge, Joan As A Police Woman, Bjork, Devendra Banhart, Diamanda Galas, CocoRosie e Current93. Dice che nel 2001 ha pubblicato un ep, “I Fell in Love with a Dead Boy”, con una cover di “Mysteries of Love”, di David Lynch e Angelo Badalamenti, e di “Soft Black Star”, dei Current93. Dice che “The Crying Light”, il suo nuovo disco appena uscito a nome Antony and the Johnsons, è forse il suo più maturo e compiuto. Dice che addirittura Franco Battiato l’ha voluto accanto a sé nel suo ultimo “Fleurs2”, a cantare il brano, scritto a quattro mani, “Del suo veloce volo”.

PS: dice che su "Rumore" di gennaio c'è una bella intervista del "maestro" Alberto Campo...
http://www.rumoremag.com/

4 commenti:

Anonimo ha detto...

Dice che ieri ho preso in edicola Rumore...no, l'ho preso in edicola l'altro ieri ma solo ieri l'ho letto (c'è la recensione del lavoro autoprodotto di una valida band di miei amici che suonano ska, gli stessi che hanno aperto il concerto di tonino carotone a trezzo d'adda a dicembre) e la copertina era dedicata ad anthony....mo m'accatto il disco...buon anno vittò
M

giuseppe bono ha detto...

bravi bravi...
quasi quasi me l'accatto pure io
Vitto perche non ti metti a vendere dischi invece di automobili svedesi?

Stanton ha detto...

Braverrimo!

Anonimo ha detto...

il buio e le tenebre sono una metafora troppo scontata, e anche io ce lo vedo bene questo disco per un primo pomeriggio di agosto. La scena: lei è una parrucchiera con putìa alla Pirrèra, lui lattoniere alla Fiat della Chiana. Sono in crisi nera. Hanno due figli piccoli, non si amano più, ma non sanno nemmeno cosa fare per lasciarsi. Lui si scopa un'altra (altra parrucchiera, ma di Ribera) e lei sotto sotto lo sa ma non sa che farci. Lei è seduta sotto la pinnata in un villino in contrada Cutrone. Tutto ciò che si vede, da lì, è uno spicchio di mare della Tonnara incorniciato dai palazzoni della Pirrèra. Lei fuma, disperata, mentre ascolta la radio che sta passando "Shake the devil". Lei non capisce le parole, ma quella voce così profonda, quel turbine che le toglie il fiato, per un attimo la fa sentire viva. Poi lui si sveglia, in mutande, si affaccia sotto la pinnàta e fa, incazzato: "un cinn'è chiù café?"...