17.3.09

Dice che Vanessa Beecroft...


















Dice che Vanessa Beecroft ha colpito ancora, presentando al PAC di Milano la nuova performance VB65, più vecchi lavori fotografici e video installazioni, tutti su tema dell’immigrazione. E dice che l’evento è stato accolto con enorme affluenza di pubblico (diverse centinaia le persone in fila, tra spintoni, transenne e limitazioni).
Dice che l’appuntamento milanese, curato da Giacinto di Petrantonio, avrà una duplice “messa in scena”: ieri la performance VB65, una sorta di “ultima cena” di immigrati in abito elegante, a piedi scalzi, immobili davanti a una tavola imbandita di “pezzi di carne”, e fino al 5 aprile la video exibition dei lavori VB48, VB54, VB61, VB62 realizzati dall’artista italoamericana nelle precedenti performance. Tra questi spiccano per forza e bellezza la performance realizzata lo scorso luglio nella suggestiva chiesa dello Spasimo di Palermo, e il lavoro sull’immigrazione a Lampedusa, che è parte di un progetto più ampio, ancora in progress, su cui l’artista sta lavorando tra Los Angeles e la Sicilia.
Dice che durante la performance di ieri il personale dello spazio espositivo invitava il pubblico a liquidare la “visione” in soli 15 minuti, letteralmente accompagnando all’uscita anche i fan più ostinati, e dice che un messaggio a circuito chiuso ripeteva ostinatamente il divieto assoluto di fotografare le opere, ma che, curiosamente, sull’invito alla performance era scritto: “Durante la performance il pubblico potrà essere rappresentato nelle fotografie o nelle riprese audiovisive che potranno essere distribuite e commercializzate. La presenza di ciascun spettatore è considerata accettazione”.
Dice che Vanessa Beecroft è sempre lei: imprendibile come una chimera, pesante come un macigno, abbagliante come le sue opere, inquietante come l’immobilità dei suoi “attori”.
Dice che, anche questa volta, non sono mancate le critiche all’esterno del PAC di alcuni manifestanti che si aggiravano con un grande cartello “TRUFFASI” in stile di quelli immobiliari, che lei, vb, sfuggente ed eterea, di nero vestita, ha ignorato bellamente per scomparire nella notte milanese.
Dice che nell’ottobre del 2008, a Los Angeles (attuale residenza dell’artista), è andata “in scena” la curiosa performance VBKW, lavoro a quattro mani tra Vanessa Beecroft e il rapper Kanye West.

http://www.vanessabeecroft.com/

3 commenti:

Carlo ha detto...

DICE CHE FORSE VITTORIO BONGIORNO E'MALE INFORMATO(O FORSE NON ERA LI'....)DICE CHE NON SI TRATTAVA DI "MANIFESTANTI" MA DI UN ARTISTA.DICE CHE SI TRATTAVA DI UN QUADRO (TECNICA AD ACRILICO SU TELA DI CM.100 PER 70)CON TANTO DI FIRMA A RETRO.DICE CHE ,INTERPELLATO,L'ARTISTA SPIEGAVA AI FRUITORI DI ARTE PUBBLICA DI COSA SI TRATTAVA.DICE CHE IL FATTO CHE NEI PARAGGI CI FOSSA VANESSA BEECROFT NON ERA ASSOLUTAMENTE INFLUENTE,POTEVA ESSERCI CHIUNQUE.DICE CHE SE QUALCUNO HA LA "CODA DI PAGLIA"E VEDE SCRITTO QUALCOSA CHE NON C'E',ALLORA "TRUFFASI" HA COLPITO NEL SEGNO.DICE CHE SE VOLETE VEDERCI DEI MANIFESTANTI CON DEI CARTELLI,FATE PURE,TANTO DI MINCHIATE SE NE DICONO TANTE.

Anonimo ha detto...

sì, dice che bongiorno di minchiate ne scrive tante. Dice forse non c'era proprio ieri a milano. Dice che probabilmente i manifestanti non erano manifestanti ma era un artista, e che sicuramente il suo quadro ha colpito nel segno più della beecroft.dice che la coda, se non è di paglia, brucia, sennò non è coda...

teresa blu ha detto...

no, di esserci a milano c'era. io l'ho visto. magari, invece di prestare attenzione agli eventi, stava a cazzeggiare come al solito.