28.9.12
6.9.12
Dice che Bill Fay...
Dice che Bill Fay è il Josef Zimmerman di "Io non sono come te". Quello vero...
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5.5.12
Dice che il #dukatour...
Dice che il #dukatour è stato "inventato" da Marilena Barbera, giovane e intraprendente produttrice di vino siciliano, e dice che è una "degustazione di vino e di storie". Dice che Marilena racconterà quattro dei suoi meravigliosi vini prodotti a Menfi (AG) in modo sostenibile e nel rispetto del territorio di mare da cui provengono, e che io accompagnerò la degustazione con la lettura di alcune pagine tratte dal mio romanzo “Il Duka in Sicilia” (Einaudi Stile libero). Dice addirittura che, durante la lettura, suonerò le mie “cigar box guitar” (lo strumento rudimentale autocostruito seguendo gli insegnamenti dei bluesman del Delta del Mississipi), con le quali costruirò dei tappeti sonori a cui aggiungerò loop e beat strumentali. Dice che, nelle varie date, ci saranno anche ospiti speciali che suoneranno con me, come Cesare Malfatti (ex La Crus), Stephen Ridley, Simone Mattiolo e altri. Dice che il vino di Marilena è buonissimo…
http://www.cantinebarbera.net/it/component/content/article/262.html
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24.2.12
Dice che New York...

Dice che New York è sempre New York, e dice che ho già nostalgia di tornare prima ancora di esserci andato. Dice che ci andiamo a marzo, io, matteo e il Duka... Bah. Cose di pazzi. Chi l'avrebbe detto mai. Da Palermo a New York, con una scatola di sigari...
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20.12.11
Dice che "Io non sono come te"...

Dice che "Io non sono come te" è il racconto di natale. Dice che è una storia musicale. Dice che si potrà leggere in download gratuito. Stay tuned...
http://vimeo.com/33656309
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17.10.11
Dice che “Drive”…

Dice che “Drive” è un film senza tempo. Dice che è il film con cui il regista danese Nicolas Winding Refn ha vinto la miglior regia al 64° Festival di Cannes, e che è tratto dall’omonimo romanzo dello scrittore americano James Sallis.
Dice che il film, un noir claustrofobico ad alta velocità ma dai tempi dilatatissimi e dialoghi scarnificati, è un pugno allo stomaco, e sembra uscito dalla penna del miglior Jim Thompson.
Dice che la storia è una di quelle che, già dopo i primi minuti, fanno pensare la classica frase “che me ne frega a me di questa storia iperviolenta che finirà con una carneficina”, ma appena ci si abbandona alle inquadrature minimali, al ritmo dilatato, alle luci e alle ombre di criminali, borderline, pupe e puttane, si rimane senza fiato. Come a indossare un paio di stivali sfondati e smangiati dal tempo, che però riportano alla memoria ogni singolo rassicurante fottuto passo (falso?) fatto in passato. Come indossare una maglietta slabbrata, o un maglione bucato, che sa di tabacco e cenere e sesso.
Dice che Los Angeles è un corpo muto e perlopiù notturno, che gli attori si muovono dentro case e negozi e officine che non tradiscono i segni del contemporaneo, e anche i telefoni cellulari, che ogni tanto squillano come presagio di morte, funzionano in una bolla spazio temporale magistralmente orchestrata dal regista. Dice che complice di questa atmosfera da incubo a occhi aperti è la colonna sonora di Cliff Martinez, già collaboratore di Soderbergh in “Traffic” e “Solaris” (ma anche batterista con Captain Beefheart, Lydia Lunch e RHCP), che impasta abilmente basi acide anni ’80 e krautrock in un crescendo di tensione.
Dice che gli attori sono straordinari, a partire dal protagonista Ryan Gosling (che, come in ogni buon noir, è un personaggio senza nome), per arrivare al Ron Perlman del fondamentale “Sons of Anarchy” e all’immenso Bryan Cranston della definitiva serie tv “Breaking Bad”.
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18.9.11
DIce che Tom Waits...
Dice che Tom Waits ha realizzato un video su youtube per lanciare il nuovo disco "Bad as me", prodotto insieme alla moglie Kathleen Brennan.
Dice che il video è una geniale presa in giro della paranoia delle case discografiche che soccombono di fronte alla potenza inarrestabile della rete, e dice che il finale è esilarante, con un buttafuori che perquisisce gli ascoltatiri che entrano in auto con Tom per ascoltare il disco nell'autoradio.
Dice che Tom Waits è un genio assoluto, e che l'ho sognato qualche notte fa che mi trattava malissimo e io mi sono svegliato e mi sono detto: "però, Tom Waits... me l'immaginavo diverso...".
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17.6.11
Dice che "Il Duka in Sicilia"...

Dice che “Il Duka in Sicilia” prima era un film, che tutti volevano fare, e che nessuno ha mai fatto. Dice che il soggetto iniziale, di dieci paginette, ha vinto il Premio Sacher 2003, ed è stato pubblicato, sotto forma di racconto, su Alias-il manifesto. Dice che il libro, pubblicato da Einaudi Stile libero, sarà in libreria il 5 luglio. E non se ne parla più…
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23.4.11
Dice che Tim Hetherington e Chris Hondros...


Dice che Tim Hetherington e Chris Hondros, due fotoreporter di guerra, sono stati uccisi il 20 aprile nella città assediata di Misurata dal fuoco di una granata. Inglese il primo, americano il secondo, erano due straordinari fotografi, vincitori dei più importanti premi internazionali per aver raccontato, con le loro immagini, gli aspetti più intimi e nascosti delle guerre del mondo.
Dice che Hetherington è anche l’autore del documentario “Restrepo”, sulla guerra in Afganistan, candidato all’Oscar e vincitore del Grand Jury Prize 2010 al Sundance Film Festival, e che ha vinto nel 2007 il World Press Photo per la foto di un soldato americano esausto in un bunker afgano. Dice che la motivazione del premio fu: “Questa immagine narra del crollo di un uomo e allo stesso tempo di un’intera nazione”, punto di vista simile raccontato nell’altro commovente e spiazzante lavoro del 2008, “Sleeping soldiers”, in cui mostra i soldati americani mentre dormono.
E dice che Chris Hondros non era da meno: amante di Mahler e degli scacchi, nel 2004 è stato nominato finalista per il Pulitzer nella categoria Breaking News, nel 2006 ha vinto il premio Robert Capa, il più prestigioso riconoscimento di fotogiornalismo per il suo lavoro sulla guerra in Iraq, e nel 2007 l’American Photo Magazine lo ha nominato “Hero of Photography”.
Dice che poche ore prima di morire, Hetherington aveva incontrato la giornalista Tiziana Prezzo, e le aveva detto "Per favore, tieni a mente che non esiste un posto sicuro a Misurata", e che il suo ultimo tweet, recita: "Nella città assediata di Misurata. Bombardamenti indiscriminati delle forze di Gheddafi. Nessun segno della Nato".
Dice che avevano entrambi 41 anni, e che sono morti per fotografare la Storia.
http://www.chrishondros.com/
http://www.timhetherington.com
http://conorclinch.blogspot.com/2011/04/rip-tim-hetherington-chris-hondros.html
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8.2.11
Dice che i White Stripes...

Dice che i White Stripes si sono sciolti, non per problemi di salute o differenze artistiche, ma per “una miriade di ragioni, ma principalmente per conservare tutte ciò di bello e speciale che appartiene alla band, che merita di rimanere così”.
Dice che avevano cominciato a Detroit, la città dove vivevano, nel 1997, dando forma a una miscela esplosiva di blues, rock e punk.
Dice che nel 1996 Jack White, al secolo John Anthony Gillis, aveva sposato Megan Martha "Meg" White, prendendone curiosamente il cognome, per poi separarsi quattro anni dopo.
Dice che agli inizi si erano presentati come fratello e sorella (ma la voce del divorzio cominciava a circolare e animare i gossip), e a indossare solo combinazioni di abiti bianchi rossi e neri perché, secondo White, “sono la combinazione di colori più forte dell’universo”.
Dice che Jack ha sposato la topmodel e cantante inglese Karen Helson, che gli ha dato due figli, e che Meg ha sposato Jackson Smith, figlio di Patti Smith e di Fred "Sonic" Smith.
Al 17° posto dei migliori chitarristi di tutti i tempi secondo Rolling Stone, Jack White ha anche fondato altre due band, i Raconteurs (con cui suona chitarra e voce) e i Dead Weather (con cui suona la batteria).
Dice che per problemi di omonimia con una band locale, il disco d’esordio dei Raconteurs in Australia ha costretto la band a realizzare un’edizione identica ma con il nome alternativo di Saboteurs.
Apparsi al cinema in un episodio di Coffee and Cigarettes di Jim Jarmush e nell’episodio "Jazzy and the Pussycats" dei Simpson, Jack White ha anche partecipato al documentario sulla chitarra nel rock “It might be loud” accanto al “mostro sacro” Jimmy Page e The Edge dove, tra, all’inizio del film, si costruisce una diddley bow in mezzo alle mucche del Tennesee, e nella parodia “Walk Hard: The Dewey Cox Story”, interpretando la parte di Elvis.
Benché della band continueranno a uscire album live e rarità, dice che la loro eredità può essere raccolta solo dall'altro due dell'Ohio Black Keys.
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26.12.10
The best 19 songs of 2010
1. Too afraid to love you: The Black Keys
2. You Are not alone: Mavis Staples
3. Silver rider: Robert Plant
4. In the pines: Hugo Race
5. Paradise circus: Massive Attack
6. Draw the stars: Andreya Triana
7. Ilya: Martina Topley Bird
8. The cross that stole this heart away: Micah p Hinson
9. The walker: Gayngs
10. What about us?: Doug Paisley
11. 1000 years: the Coral
12. Twenty miles: Deer Tick
13. You and I: Field Music
14. You won't let me down again: Isobel Campbell & Mark Lanegan
15. When my baby comes: Grinderman
16. Sign of love: Neil Young
17. Ain't no grave: Johnny Cash
18. Me and the devil: Gil Scott-Heron
19. One: Alva Noto & Blixa Bargled
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20.9.10
Dice che Sergio Di Stefano è morto.

Dice che Sergio Di Stefano è morto. Dice che è stata una delle voci più belle del cinema, della televisione e della pubblicità. Dice che sarà impossibile seguire il personaggio di Dr. House con un’alta voce. Come pure tanti altri attori famosissimi che, nella lunghissima carriera, ha doppiato: il Jeff Bridges di “Drugo” Lebowski, John Malkovich, Christopher Lambert, Klaus Maria Brandauer, William Hurt, Kevin Costner e tanti altri. Dice che pronunciate da lui, dopo poco meno di dieci anni di doppiaggi insieme, anche il TAN e il TAEG della pubblicità, le rate, i finanziamenti speciali sembravano cose bellissime.
Dice che più volte, appena uscito dalla sala di doppiaggio, io gli dicevo “Sergio, hai una voce stupenda”, e che lui prendeva in giro me e se stesso. Dice che era sempre sorridente. Dice che è morto, a 71 anni, stroncato da un infarto. Ciao Sergio.
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5.8.10
Dice che Martina Topley Bird...

Dice che Martina Topley Bird è la regina mutaforme del pop elettronico. Dice che è impossibile da incasellare in una sola categoria, e che la sua musica cambia pelle in continuazione, come i suoi capelli: ora afro, ora punk, ora gospel, ora rasta.
Dice che la cantante, ex compagna di Tricky, ha appena dato alle stampe il disco dell’estate, “Some place simple” (Honest Jon’s Records), sicuramente uno dei più belli di tutto il 2010.
Dice che, a distanza di due anni dal precedente straordinario “The Blue God” la giovane cantante di Bristol è stata invitata dal “prezzemolino” Damon Albarn nei suoi studi per reincidere alcuni vecchi brani, e qualcosa di nuovo, in una nuova veste, più leggera, più essenziale, più viva. La produzione c’è, ma non si sente, come in tutti i grandi dischi, e gli strumenti sono ridotti all’osso: tastiere giocattolo, wurlitzer ukulele, samples, MBox, loopstation, e, su tutto, la magica unica e irraggiungibile voce di Martina.
Dice che sentirla cantare “Phoenix”, per esempio, sembra che Billie Holiday non sia mai morta, ma solo ringiovanita.
Dice che di recente Martina sia stata invitata dal vivo dai Massive Attack, e che la sua reinterpretazione di “Teardrop” abbiano creato una sorta di choc negli ascoltatori, abituati alla voce da usignolo ma glaciale di Liz Fraser.
Dice che il sottoscritto ha usato un brano dal primo disco solista di Martina “Quixotic”, passato inosservato, per uno spot pubblicitario.
PHOENIX
I will stay for this last transformation,
From where we start it soon gets precarious,
I will stay for this last transformation,
Beauty and tragedy released in the end.
http://www.martinatopleybird.com/
http://www.youtube.com/watch?v=mNd0dUn2MQw
http://www.youtube.com/watch?v=5ErBSnTSGTc
http://www.youtube.com/watch?v=ZzWjwjXdHZY
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3.5.10
Dice che i Black Keys...

Dice che i Black Keys sono tornati, con un nuovo potentissimo album, che parte lento, e ha bisogno di carburare un po’, ma poi è una bomba.
Dice che il titolo, e la copertina, sono ironici, e su fondo nero una semplice scritta bianca e rossa recita: “This i an album by The Black Keys. The name of this album is Brothers.”
Dice che il chitarrista e cantante Dan Auerbach ha ritrovato il suo amico batterista e metà anima del gruppo Patrick Carney dopo un paio di anni di abbandono: in questo periodo Carney ha inciso un disco con la sua band Drummer, e il barbuto Auerbach ha pubblicato lo splendido esordio solista “Keep It Hid”.
Dice che “Brothers” è stato suonato e prodotto dai due, con l’aiuto dell’onnipresente Danger Mouse (che nel 2008 aveva sapientemente prodotto lo straordinario “Attack & Release” ), che ha messo le mani solo sulla ipnotica “Tighten Up”).
Dice che nel 2009 i due hanno stupito tutti entrando in studio a New York e improvvisando 11 tracce usate come base dal meglio-del-meglio dell’hip hop: il progetto Blakroc, sponsorizzato dal produttore Damon Dash, ha visto la partecipazione, tra gli altri, di gente del calibro di Mos Def, RZA, Nicole Wray, e Ol' Dirty Bastard. E dice che, a proposito del folle progetto di mescolare hip hop e rock-blues, Auerbach ha detto che lui e Carney erano pronti per questo disco da quando avevano 16 anni.
Dice che il termine “Black Keys” è usato ad Akron per i tipi “fuori di testa”, ma che nel pianoforte i tasti neri rappresentano la scala pentatonica minore.
Dice che nei due video “Tighten Up” e “Next girl” i Black Keys si prendono in giro da soli usando un “ridiculous dinosaur” che canta le loro canzoni e da cui loro si dissociano simpaticamente.
Dice che Dan Auerbach ha un sosia, l’esatto clone, commesso del negozio di dischi HMV di Oxford street, Londra.
http://www.theblackkeys.com
http://www.myspace.com/theblackkeys
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18.4.10
Dice che “Dark Night of the Soul”...

Dice che “Dark Night of the Soul” è il progetto multimediale nato dalla bellissima collaborazione tra Danger Mouse, Sparklehorse e David Lynch, di cui la EMI, che avrebbe dovuto dare alle stampe il cd, ha bloccato l’uscita per una vecchia controversia legale con Danger Mouse.
Dice che Brian Burtun, meglio conosciuto come Danger Mouse, nel 2004 aveva realizzato il curioso “Grey Album”, un disco di mash-up utilizzando il “White Album” dei Beatles e il “Black Album” di Jay-Z, e che a niente era valso il divieto della casa discografica di commercializzarlo: lo stesso artista aveva invitato i suoi fan a scaricarlo dalla rete, copertina e booklet incluso.
Dice che per aggirare il divieto della EMI i tre artisti hanno realizzato un lussuoso libro con le cupissime foto di Lynch, con, allegato, un cd-r su cui masterizzare il disco da scaricare da internet.
E dice che all’album, suonato dal compianto Mark Linkous, alias Sparklehorse, e prodotto da Danger Mouse, ha partecipato una lunga lista di guest stars, ospiti come cantanti, tra cui Iggy Pop, Julian Casablancas, Black Francis, Wayne Coyne, Susanne Vega e l’immenso Vic Chesnutt.
Dice che il libro, pensato da Lynch come visual narrativo che accompagni la musica, tirato in 5000 copie, è andato immediatamente esaurito, e che le foto sono state esposte in alcune importanti gallerie americane ed europee.
Dice che, sfortunatamente, sia Mark Linkous che Vic Chesnutt, si sono suicidati.
http://dnots.com/
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10.3.10
Dice che Mark Linkous...

Dice che Mark Linkous si è tolto la vita. Dice che il cantante e chitarrista americano, nato il 9 settembre 1962, si è sparato un colpo di pistola al cuore il 7 marzo, davanti alla casa di un amico a Knoxville, nel Tennessee.
Dice che per anni l’artista, straordinario cantore del più ammaliante e languido rock narcolettico, ha lottato per anni contro la depressione, e che ci aveva provato già un’altra volta, in tour con i Radiohead, nel 1996 a Londra: un mix di antidepressivi e Valium l’aveva mandato in coma, clinicamente morto per due minuti. Dice che dopo lunghe cure mediche era stato salvato, ma che aveva riportato gravi lesioni alle gambe, paralizzate per sei mesi.
Dice che nel 1995 aveva fatto nascere quella stupenda creatura metà equina metà di polvere di stelle, gli Sparklehorse, di cui è sempre stato l’unico membro permanente: i dischi, bellissimi, sono stati “Vivadixiesubmarinetransmissionplot”, “Good Morning Spider”, “It's a Wonderful Life” e “Dreamt for Light Years in the Belly of a Mountain”.
Dice che tante e di prestigio sono state le sue collaborazioni, da PJ Harvey e Sua Maestà Tom Waits per l’album “It’s a Wonderful Life” (il suo più bello), Daniel Johnston (l’altra “testa matta” a cui ha prodotto il disco “Fear yourself”), Nina Persson e Fennesz.
Dice che di recente, insieme a Danger Mouse (il genialoide produttore “prezzemolino” nato Brian Burton) e David Lynch, aveva dato vita al progetto “Dark Night of the Soul”, ma che per problemi di Danger Mouse con la EMI il disco è stato bloccato (i tre hanno fatto comunque uscire un libro fotografico contenente un CD-r vergine e un link dove scaricare il disco da internet!).
Dice che negli ultimi anni viveva a Hayesville, North Carolina, dove aveva impiantato i suoi “Static King Studio”.
Il tristissimo comunicato della famiglia recita: “It is with great sadness that we share the news that our dear friend and family member, Mark Linkous, took his own life today. We are thankful for his time with us and will hold him forever in our hearts. May his journey be peaceful, happy and free. There's a heaven and there's a star for you.”
It's a Wonderful Life VIDEO
http://www.youtube.com/watch?v=AGZsQf6WjHI
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7.3.10
Dice che BORIS...

Dice che BORIS è una serie tv, trasmessa da FOX, che racconta le vicende di una troupe alle prese con le riprese della fiction “Gli Occhi del Cuore”. Dice che la terza serie è ricominciata alla grande, ed è l’unico prodotto italiano (insieme a “Coliandro” e “Romanzo Criminale”) che si può guardare senza provare un impellente sensazione di vomito.
Dice che nelle prime due puntate intitolate “Un'altra televisione è possibile” il regista René Ferretti, il grandissimo attore e doppiatore Francesco Pannofino, è in trasferta a Milano per “fare soldi”, per girare cioè la fìscion “Troppo Frizzante”, ed è accolto negli studi megagalattici da hostess in divisa, massaggiatrici disponibili, assistenti di produzione che offrono cocaina (all’immenso direttore della fotografia cocainomane depresso Duccio Patanè alias Ninni Bruschetta) e puttane in camera di hotel. E dice che le battute con i “migliori comici del paese” e con lo sceneggiatore della fiction sono esilaranti (una su tutte lo “sternuto” omaggio a Bertolucci).
Dice che, sebbene sia un prodotto di “nicchia”, e che gli italiani che vanno a votare probabilmente non lo conoscono nemmeno, BORIS è ormai riuscito nell’ardua impresa di creare dei veri e propri tormentoni, come i “dai dai dai” e gli “a cazzo di cane” di René Ferretti, gli “apri tutto” di Duccio Patanè, i “bucio de culo” di Nando Martellone (lo straordinario Massimiliano Bruno).
Presa per il culo del mondo della televisione italiana, ora satirica, ora grottesca, sempre intelligente, è scritta e diretta dai tre amici Giacomo Ciarrapico, Mattia Torre e Luca Vendruscolo, che nella serie 3 hanno lasciato la regia a Davide Marengo. I tre autori sono riusciti anche a prendersi per il culo da soli mettendo in scena la gag dei tre sceneggiatori de “Gli Occhi del Cuore” che, non sapendo che scene scrivere ricorrono in continuazione ad azioni precostruite: la geniale “F4: BASITO”. E dice che uno dei tre attori è proprio il bravissimo Andrea Sartoretti, che in “Romanzo Criminale” interpreta paurosamente bene “Bufalo”.
Dice che la sigla di testa è di Elio e Le Storie Tese, e quella finale della prima serie è suonata e cantata dallo stesso Pannofino, che dopo tutta la fiction di merda che ha fatto è riuscito anche a girare un piccolo delizioso video. Dice che anche il celebre Gorilla di “Crodino” cita BORIS prima della messa in onda in spot pubblicitari dedicati.
Dice che BORIS (insieme a “Coliandro” e “Romanzo Criminale”) dovrebbe ricostruire da zero l’immaginario collettivo degli italiani: ce la faranno i nostri eroici sceneggiatori?
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4.2.10
Dice che LOST...

Dice che LOST è tornata, e in America l’hanno vista più di 12 milioni di persone. Ed è tornata alla grande, con un doppio puntatone di un’ora e venti minuti di finissima scrittura, regia spettacolare, recitazione sublime. Dice che è ricominciata, ma che i fan sono già in crisi: come faremo senza LOST?
Dice che nel doppio episodio “LA X” i momenti emozionanti sono stati tanti, i misteri nuovi si sono sommati a quelli vecchi, irrisolti, e la confusione tra passato, presente e mondi paralleli è cresciuta. Ma, come diceva il poeta, è dolcissimo naufragare in questo mare che si schianta tra gli scogli di un’isola davvero speciale.
Dice che le teorie dei fan si cominciano a sommare, e che ogni tanto anche gli autori di LOST ci danno un’occhiata per prendere magari qualche spunto (o farsi quattro risate).
Dice che comunque nessuno ha le idee chiare: alla fine della quinta serie Juliet fa scoppiare la bomba che dovrebbe “azzerare” tutto, e far atterrare dunque il volo Ocean 815 all’aeroporto LAX di Los Angeles. E così, all’inizio della nuova serie, sembra sia andata.
Se non fosse che il mondo si “sdoppia” in due: in uno la bomba è esplosa, la teoria di Faraday ha funzionato, e l’aereo è atterrato senza schiantarsi sull’isola misteriosa, e tutti i protagonisti sono tornati alle loro vite “normali”. Nel mondo due, tuttavia, i nostri eroi sono ancora sull’isola, sopravvissuti all’esplosione, avvenuta nel 1977, che li ha catapultati però oggi.
Dice che a complicare le cose, tra le altre, c’è che nel mondo in cui la bomba è esplosa, l’isola si è inabissata sott’acqua (Atlantide?). E poi comunque il Jack che atterra vivo a Los Angeles, non solo sembra avere qualche “ricordo” e/o “post/presentimento” (come se tutto quello successo nelle stagioni precedenti è sempre successo nel suo passato e lui non sa di saperlo), ma quando va a ritirare la bara del padre caricata a Sidney, non la trova: il corpo, gli dice un imbarazzato impiegato della Ocean 815, sembra scomparso. Dunque Jack, il Jack del mondo salvato dalla bomba, dovrà tornare in Australia, e ripassare sull’isola maledetta?
Dice che, detta così, sembra facile. Se non fosse che Jacob è stato ucciso, bruciato vivo e poi dissolto, ma riappare poco dopo, e visto solo da Hurley. Se non fosse che quando il Jack-post-bomba chiede un altro “cordialino” in aereo, come nella prima puntata della prima serie, esattamente come nella prima puntata della prima serie la stessa identica hostess gliene dà un’altra bottiglina: ma nella prima puntata della prima serie erano DUE le bottigline (dunque quello che ci hanno appena fatto vedere NON è il viaggio iniziale!). Se non fosse che spunta il “nemico” di Jacob, che al momento dovrebbe essere un “cattivo”, e che si presenta “usando” il corpo del povero John Locke (e che i fan hanno ribattezzato, con un colpo di genio, “Flocke”), che è incazzato come una bestia, e vuole tornare a casa. E dice che questa casa potrebbe essere un tempio misterioso dietro un muro visto altre volte, ma invalicabile fin’ora, e vissuto da strani individui comandati da un odiosissimo giapponese che non parla inglese solo perché la lingua gli sbatte male in bocca e ha il potere di far rivivere i morti. E dice che Juliet era ancora viva, dopo lo scoppio della bomba (o la bomba non è esplosa?!?), e Sawyer l’amava ancora, ed è incazzato con Jack, e Jack è sempre più confuso, e Charlie è ancora vivo (ma ha provato a morire ingerendo della droga), e Richard Alpert, l’uomo che non invecchia mai, sembra davvero molto ma molto impaurito.
Insomma, dice che LOST è tornato, e che internet è in fibrillazione. Dice che il potentissimo network televisivo ABC ha stretto un accordo con Telecom per mandare in onda gli episodi in Italia 48 ore dopo la messa in onda in Usa per combattere i pirati che si “passano” gli episodi che, fino all’anno scorso, venivano trasmessi dopo mesi e mesi. Ma dice che questo tentativo è piuttosto vano, perché il motto dei pirati (che pirati NON sono, ma sono semplici fan) è “PERCHÉ PAGARE QUANDO PUOI AVERLO GRATIS!”, e i siti che si “scambiano” le puntate e i sottotitoli si moltiplicano come i misteri dell’isola.
L’isola è morta, viva l’isola.
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2.2.10
Dice che Joe R Lansdale...

Dice che Joe R Lansdale ha trascorso gran parte della sua adolescenza al drive-in, e che nei drive-in ha ambientato molte sue storie: uno dei racconti del nuovissimo “Altamente esplosivo” (Fanucci), e il suo capolavoro “La notte del drive-in” (Einaudi).
Dice lo scrittore texano, appassionato di arti marziali, passa con grande disinvoltura dal pulp all’horror, dalla fantascienza al western, e che ha recentemente dichiarato che “la letteratura non è un modo di scrivere, è scrivere bene, e costruire una storia che lasci qualcosa a chi legge”. E, ancora, “c’è differenza tra uno scrittore abile nel costruire trame e uno story teller. Uno story teller ha una voce che più convincerti delle cose più estreme, e il suo plot può non avere alcuna importanza. Gli story teller hanno creato grande letteratura: parlo di Omero, Shakespeare, Twain, London. La trama può anche esserci nelle loro storie, ma ciò che conta è la loro voce e la loro abilità a trasportarti nel loro mondo”.
Dice che Joe R Lansdale, nella foto, è quello a sinistra.
"Il Texas è uno stato mentale"
Joe R Lansdale
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29.1.10
Dice che Jerome David Salinger

Dice che Jerome David Salinger è morto, all’età di 91 anni, il 27 gennaio 2010 a Cornish, New Hampshire. Dice che lo scrittore, nato a New York il 1° gennaio 1919, si è spento per cause naturali e che, come ha dichiarato il suo agente letterario Phyllis Westberg, la sua salute è stata eccellente fino a un repentino peggioramento dopo capodanno.
Autore di una manciata di libri e di una trentina di short stories, ha dato vita, tra gli altri, al mitico “Holden Caulfield”, il ragazzino di buona famiglia ribelle e un po’ sballato che scappa dal collegio e passa una notte a NY, e che poi si intrufola a casa dei genitori senza farsi scoprire, solo per salutare la “vecchia Phoebe”, l’amata saggia sorellina.
Dice che sono circolate da sempre pochissime informazioni sulla sua vita privata e letteraria. Dice che, partecipando allo sbarco in Normandia, conobbe Hemingway, allora corrispondente da Parigi, che dopo aver letto i suoi racconti disse “Gesù! Ha un talento straordinario!”. Dice che la guerra gli aveva procurato un esaurimento nervoso, e che si era fatto ricoverare in un ospedale militare in Germania.
Dice che qualche anno dopo, nel 1948, è uscita una delle sue più belle short stories, “A Perfect Day for Bananafish”, dove comprare per la prima volta il giovane Saymour Glass, militare in congedo con qualche rotella fuori posto, per cui il New Yorker, entusiasta, ha chiesto il diritto di prelazione su tutti i lavori futuri.
Dice che dopo il successo del suo primo romanzo, “The Catcher in the Rye”, uscito nel 1951, Salinger si è rifugiato nel New Hampshire, in una reclusione volontaria che si è conclusa con la sua morte.
Dice che nel 1955 ha sposato una studentessa, Claire Douglas, da cui ha avuto due figli Margaret e Matt, e dalla quale si è separato nel 1966.
Dice che l’ultimo racconto, “Hapworth 16, 1924”, è uscito nel 1965 sul New Yorker, (in Italia in una edizione “pirata” edita da Eldonejo), e da allora più nulla: né interviste, né pubblicazioni, né apparizioni pubbliche. Solo il silenzio.
Persone vicine al suo agente avrebbero parlato dell’esistenza di una cassaforte piena di manoscritti inediti da pubblicare solo dopo la morte.
Dice che nel 1987 Salinger è riuscito a bloccare, ma solo temporaneamente, l’uscita della biografia non autorizzata “In Search of J.D. Salinger”, di Ian Hamilton, e nel 2009 il “finto” sequel “60 Years Later: Coming Through the Rye”, scritto da un anonimo JD California.
Dice che in molti hanno provato, senza successo, a portare sullo schermo la stramba notte di Holden Caulfield (Billy Wilder, Harvey Weinstein, Steven Spielberg, Jack Nicholson, Tobey Maguire, Jerry Lewis), ma che solo Sean Connery ha impersonato un scrittore recluso in “Finding Forrester”, ispirato a lui (e a William Burroughs!).
Dice che per molti anni si è pensato che potesse celarsi Salinger dietro la firma dell’altro grande “mistero” della letteratura americana, Thomas Pynchon.
Dice che uno stralunato e sornione Salinger fa la sua apparizione durante una partita di baseball (suo grande amore), ma solo nel romanzo “Shoeless Joe” di William Kinsella, pubblicato in Italia da una nuova piccola casa editrice.
Dice che nel 1990 Francesco De Gregori ha intitolato il suo album live “Catcher in the Sky”, e che Francesco Guccini cita il “Prenditore” nella canzone “La collina” del 1970. E dice che i Green Day hanno scritto la canzone “Who Wrote Holden Caulfield?”, e i Guns n Roses addirittura “The Catcher in the Rye.”.
E che dire di “The Catcher in the Rye”? Un capolavoro di romanzo di formazione, definito dall’autore addirittura come “una sorta di autobiografia”, un inno alla ribellione e all’inquietudine di chi sta per diventare grande.
Uscito in Italia in una prima traduzione nel 1952 con il titolo di “Vita da uomo” (Ed. Casini), e poi presso Einaudi con una discussa traduzione dell’allora ufficio stampa delle Autostrade Adriana Motta, dice che ha fatto scomodare Italo Calvino con una nota in apertura per spiegare i problemi di “intraducibilità del titolo”, che storpia una poesia di Robert Burns, e che l’“acchiappatore” è il “catcher” del baseball (che, con guantone, corazza e maschera afferra le palle che sfuggono al battitore), e il “rye” è il campo di segale che si fa fermentare per ottenere il whisky.
Racconto in presa diretta fatto da un irresistibile antieroe, un disadattato di lusso con cui tanti adolescenti si sono identificati, “Il giovane Holden” è stato immediatamente accolto in tutto il mondo come il grido soffocato contro il conformismo degli adulti e l’ipocrisia delle regole della società. Dice che il libro, tutt’ora malvisto da molti, è stato vietato nelle scuole per il suo linguaggio scurrile (“goddam”, “fuck”) e per alcune situazioni “disdicevoli” (l’incontro di Holden con la prostituta).
E dice che Mark David Chapman, subito dopo aver sparato a John Lennon l’8 dicembre 1980, si è fatto arrestare mentre leggeva una copia del romanzo, dicendo di essere stato “ispirato” dal giovane Holden Caulfield.
Dice che qualche anno fa gli scrittori Sandro Veronesi e Alessandro Baricco (che al ribelle che scappa da scuola ha curiosamente dedicato una scuola) hanno proposto a Einaudi una nuova traduzione “aggiornata”, senza però riuscire nell’intento. E dice che il “problema” della traduzione non sta tanto nello slang, che la traduttrice ha reinventato con risultati a tratti sorprendenti, quando in una traduzione completamente “fuori fuoco” della terza persona inglese “you” (il giovane Holden racconta a qualcuno cosa gli è successo negli ultimi tempi, ma, stando alle dicerie, non starebbe parlando ai lettori generici, quando allo strizzacervelli, perché l’hanno rinchiuso in clinica. La terza persona singolare e plurale, in inglese, fa sempre “you”, ma il significato cambia di molto…)
Ora Salinger è morto, anche se siamo in tanti ad aver pensato che fosse immortale. E io devo probabilmente a lui se sono diventato uno scrittore. Ci lascia un ansioso meraviglioso interrogativo senza risposta: dove vanno a finire le anatre, d’inverno, quando il laghetto di Central Park è ghiacciato? Migrano? C’è qualcuno che le porta via in un posto più caldo? Svaniscono? Muoiono o rinascono?
Bah. Uno dice poi la vita...
“I live in New York, and I was thinking about the lagoon in Central Park, down near Central Park South. I was wondering if it would be frozen over when I got home, and if it was, where did the ducks go? I was wondering where the ducks went when the lagoon got all icy and frozen over. I wondered if some guy came in a truck and took them away to a zoo or something. Or if they just flew away”.
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30.11.09
Dice che Corrado Fortuna...
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25.10.09
Dice che Nick Cave...

Dice che Nick Cave ha letto pagine del suo ultimo romanzo, “The death of Bunny Murno”, suonato brani dal suo vastissimo repertorio, scherzato col pubblico, abbracciato fan, risposto alle loro domande, e firmato centinaia di autografi a Milano giovedì scorso. Dice che al Teatro Dal Verme c’erano migliaia di persone, e il musicista e scrittore australiano ha regalato un’esibizione straordinaria.
Dice che la lettura è stata accompagnata da video minimali, qualche foto, e soprattutto da basi musicali a cura del fido Warren Ellis. E dice che tra una pagina e l’altra accanto a Cave sono saliti sul palco il barbuto violinista e l’impassibile bassista Martin P Casey. Dice che, anche se erano solo in tre, “Red Right Hand”, “Loverman”, “God is in the house”, “Are You The One I’ve Looking For” e “The Ship Song” hanno brillato di una forza inimmaginabile: il Fender Precision di Casey ha affilato note taglienti come rasoi, e l’immenso Warren Ellis, in mocassino e calza bianca corta, si è sbracciato suonando violino, mandolino elettrico, chitarra acustica, loop e batteria, spesso contemporaneamente.
«Tutto a posto? C’è altro ancora? Qualche altro autografo?», ha ripetuto un disponibilissimo Nick Cave alla fine dello show ai fan che non lo volevano abbandonare.
Dice che di recente è uscito un doppio cd, “White lunar”, bellissimo, in coppia con Warren Ellis, che raccoglie le musiche per i film prodotte dai due negli ultimi anni. E dice che, in attesa dell’uscita di “The Road”, tratto dal capolavoro di Cormac McCarthy, Cave ha scritto una nuova sceneggiatura, “The Wettest Country in the World”, tratta da un romanzo di Matt Bondurant, sempre per la regia del “compagno di viaggio” John Hillcoat, già autore dell’abbagliante “The Proposition”.
Dice che alla fine dell’evento milanese ho allungato timidamente a Nicola Caverna una copia del “Bravo figlio”, e che lui l’ha passata a un assistente che reggeva già un mazzo di rose regalato da una fan, e che ho detto all’assistente «…mi raccomando, non lo buttare».
http://www.thedeathofbunnymunro.com/
http://www.youtube.com/watch?v=wUk17xA5xX4
http://www.youtube.com/watch?v=TRtijhYSMpQ&feature=related
http://www.youtube.com/watch?v=ygR59z0_rsw&feature=related
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19.10.09
Dice che Edda...

Dice che Edda è uscito dal gruppo, proprio come John Frusciante, e non ci è mai più rientrato. Dice che voleva morire, ma non ci è riuscito. Dice che dopo tredici anni di silenzio è ricomparso, più vecchio, più grasso, senza capelli, e ha fatto un disco solita, “Sempre biot”, che è bellissimo.
Dice che all’apice del successo con i Ritmo Tribale, la rock band italiana più importante degli anni ’90 (quando il rock italiano non si sapeva nemmeno cosa fosse), li ha abbandonati, incapace di sostenere quella vita, e si è dedicato «in maniera professionale all’eroina», come dice lui. Dice che Edda, per scappare dalla droga, era diventato Hare Krishna, era andato a Londra, poi era tornato a Milano, aveva ripreso a cantare con i Ritmo Tribale, ma non ce l’ha fatta. Poi era scomparso.
Dice che in molti, compreso il sottoscritto, pensavano fosse morto. «Credo nella reincarnazione come punizione. Spero di rimanere sulla terra al massimo per un’altra vita», dice lui oggi.
Dice che dopo una vita è ricomparso, nel 2008, su You Tube, con dei video in cui suonava le sue canzoni voce e chitarra, accompagnato da Walter Somà, coautore di alcuni brani, e Andrea Rabuffetti. E dice che quei video avevano incuriosito l’etichetta Niegazowana, che gli ha proposto di fare l’album “Sempre biot”.
Dice che il disco è straziante, una gemma grezza inascoltabile per la sua bellezza e semplicità: voce, chitarra acustica e poco altro (tra gli altri, i “celebri” Alessandro Asso Stefana e Mauro Pagani).
Dice che le ballate, spesso semplici e scarnificate da inutili orpelli, toccano il cuore con la voce di Edda e i testi no-sense metropolitano: una specie di Rino Gaetano punk in overdose.
Dice che dopo il primo mitico introvabile “Bocca chiusa” dei Ritmo Tribale le case discografiche avevano proposto alla band contratti e futuro, ma senza “quel” cantante così “strano”, che cantava con una voce stridula che non si capiva se era maschio o femmina, e non si capiva soprattutto cosa diceva, perché gridava e si mangiava le parole. Ma dice che Edda è stato capace di raccontare come nessun altro il passaggio dai “dorati” anni ’80 ai buissimi anni ’90. E che la band, amatissima, ha continuato senza di lui per uno o due album, per poi scomparire.
Dice che Edda è citato nella canzone degli Afterhours “Come vorrei”, dall’album “Hai paura del buio?” (1997), e che è stato invitato proprio da Manuel Agnelli ad aprire un loro concerto.
Dice che di recente è stato invitato alla trasmissione “L’Era glaciale” di Daria Bignardi, in coppia con Andrea de Carlo, e che si è presentato con la maglietta della ditta di ponteggi per cui ora lavora.
Dice che a me, nell’altra vita, aveva regalato una collanina Hare Krishna che ora non trovo più.
Sapessi com’è strano
essere tossicodipendente di Milano
bucarsi tra la gente
che ti guarda e dice ‘sto deficiente è di Milano
quand’è che vado in Inghilterra
quand’è che me ne vado dalla terra…
http://www.myspace.com/stefanoeddarampoldi
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22.9.09
Dice che Ludovico Einaudi...

Dice che Ludovico Einaudi ha definito il suo nuovo bellissimo disco “Nightbook” come “il punto di passaggio tra la luce e il buio, tra il noto e l’ignoto”: ossessivo, introspettivo, notturno, ma anche ricco di sfaccettature, inquieto, impetuoso addirittura. In una parola, struggente.
Dice che al disco, tra gli altri musicisti, ha partecipato anche Robert Lippok, uno dei più apprezzati musicisti della scena elettronica tedesca, che con il fratello Roland ha fondato i To Rococo Rot e i Tarwater, due band fondamentali per capire l’evoluzione della musica del futuro.
Dice che la collaborazione tra i fratelli Lippok e Einaudi ha preso corpo prima dal vivo, e poi in studio. E dice che i tre, con il nome White Tree, hanno anche inciso “Cloudland”, un interessantissimo lavoro che mescola pianoforte e beat elettronici, e che sfugge con maestria alle più banali etichette e categorie musicali.
Dice che Ludovico Einaudi ha descritto “Nightbook” come “uno sguardo possibile sulle esperienze che appartengono al lato più onirico, più interno di noi stessi, la musica apre delle porte su mondi nascosti. Ascoltandola, ognuno può riuscire a entrare in contatto con le proprie emozioni profonde”.
Dice che Einaudi, da sempre appassionato amante del rock, è figlio del grande editore Giulio, e padre della giovanissima musicista Jessica, anima del gruppo La Blanche Alchimie.
http://www.ludovicoeinaudi.com/
http://www.myspace.com/torococorot
http://www.myspace.com/morrtarwater
http://www.myspace.com/blanchealchimie
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17.9.09
16.9.09
Dice che Beck...

Dice che Beck, il menestrello dell’anti folk-rock-hip hop statunitense, si è imbarcato in una nuova rischiosissima avventura discografica: risuonare per intero alcune delle pietre miliari del rock, registrate in modo grezzo, “buona la prima”, da pubblicare gratuitamente sul suo rinnovato sito web beck.com. All’operazione partecipa un manipolo di fidati amici (il produttore Nigel Godrich, l’attore e cognato Giovanni Ribisi, i musicisti Devendra Banhart, MGMT e Jamie Lidell), e il primo disco, ghiottissimo, è “Andy Warhol” dei Velvet Underground.
Dice che il trattamento riservato al celebre esordio della banda di Lou Reed e soci, meglio noto come “banana sbucciabile”, è spiazzante: Beck canta più “sghembo” del solito, su ritmiche spesso nervose, con chitarre stridenti e un pizzico di elettronica, e tutto sembra ancora più in bilico del capolavoro originale, ma alcune vette spiccano su tutto: l’iniziale “Sunday morning”, la tortuosa “Waiting For My Man”, e il mantra elettronico “All Tomorrow's Parties”.
Dice che l’operazione, per nulla perniciosa, ha del geniale, visti anche i prossimi capitoli in cantiere: “Songs of Leonard Cohen”, “Evol” dei Sonic Youth, e “Oar” di Skip Spence. Sempre nella sezione “Record Club” è disponibile anche la replica acustica di “Modern Guilt”, l’ultimo album pubblicato sfruttando i canali tradizionali, il tutto con cover (ri)disegnate a matita dallo stesso Beck.
Dice che tutto il sito web del giovanotto è in verità uno scrigno di gemme grezze: si va dal semplice ma ricco “Store” alla sezione “Planned Obsolescence", che propone DJ set d’autore, dalle bizzarre interviste di “Irrilevant Topics” (Tom Waits è una chicca!) al folle “Videotheque”, che raccoglie i video delle varie registrazioni, scherzi, cover di se stesso e altro ancora. Che il giovane Beck David Campbell Hansen fosse un piccolo genio lo si sapeva, ma che potesse seppellire l’industria discografica con un gesto così folle è davvero straordinario.
Dice che negli anni novanta Beck ha fatto parte della chiesa di Scientology, ma che di recente sia stato allontanato per motivi ignoti.
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28.8.09
Dice che “Broken”...

Dice che “Broken”, il nuovo bellissimo disco dei Soulsavers, è riuscito nello straordinario intento di colmare il vuoto lasciato dai desaparesidos Massive Attack: “I didn't want to be in an electronic band. Or a rock'n'roll band. I wanted the freedom to explore”, dice il leader della band Rich Machin, che insieme al socio Ian Glover ha registrato l’album tra l’Inghilterra e Los Angeles.
Dice che a questo terzo disco, dopo lo splendido “It’s Not How Far You Fall, It’s How You Land” del 2007, hanno partecipato personaggi del calibro di Will Oldham (meglio conosciuto come Bonnie Prince Billy), Mike Patton, Jason Pierce degli Spiritualized, Richard Hawley, e Gibby Haynes dei Butthole Surfers. Ma su tutti svetta la voce oltretombale dell’immenso Mark Lanegan, che presta l’ugola a quasi tutti i brani.
Dice che il disco spalanca le porte del soul, dell’elettronica, del gospel, del rock, ed è stato lanciato dal singolo “Sunrise”, scritto da Lanegan ma cantato da Will Oldham, che però ironicamente non è stato inserito nell’album, che invece contiene la b-side del singolo, la straziante “You Will Miss Me When I Burn”, cantata da Lanegan. Dice che il brano, una tenera ballata per piano e voce, è apparso per la prima volta nel 1994 in “Days in the Wake” dei Palace Brothers, cioè Will, Ned e Paul Oldham.
Dice che già nel precedente “It’s Not How Far You Fall” Machin e Glover avevano recuperato la lancinante “Spiritual” degli Spain, la band di Josh Haden (figlio del celebre contrabbassista jazz Charlie Haden), che è stata pure brillantemente interpretata dal compianto Johnny Cash nel 1998, subito prima di riprendere, in modo altrettanto felice, “I see the darkness” dello stesso Will Oldham.
Dice che i Soulsavers nel tempo si sono trasformati in live band, e che da pochi giorni sono sbarcati nel vecchio continente per iniziare un lungo tour. Dice che alla band si sono aggiunti anche tal Red Ghost, la giovane misconosciuta cantante australiana Rosa Agostino, e, in studio e dal vivo, anche Martyn LeNoble, già al seguito di Porno For Pyros e Jane’s Addiction, raffinato bassista dall’animo nobile.
Dice che, per chiudere il cerchio, brani dei Soulsavers sono stati usati in molti tv dramas americani, uno tra tutti il conturbante “InTreatment”.
http://www.myspace.com/soulsavers
http://www.myspace.com/marklanegan
http://www.myspace.com/martynlenoble
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19.8.09
Dice che Fernanda Pivano...

Dice che Fernanda Pivano, il giorno che sono andata a trovarla col mio amico Michele Còncina con la prima copia del "Bravo Figlio" tra le mani mi ha stappato subito dello champagne accompagnato da cioccolatini, e mi ha tenuto la mano stretta parlandoni di Ginsberg, di Dylan e di Burroughs ("...quanto era cattivo...).
Dice che già tre anni fa aveva paura di dormine, e infatti non voleva che la lasciassimo sola nemmeno all'una di notte ("...appena tocco il letto piango...").
Dice che Michele le ha raccontato della mia "citazione" nel libro, come la "donna di Hemingway", e che lei c'è rimasta un po' male.
Dice che qualche settimana dopo, senza dire nulla, ha scritto un lungissimo e bellissimo articolo sul Corriere, che non so ancora se meritare.
Dice che ora ride, e sta bene.
Grazie Nanda.
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23.7.09
Dice che i Jane’s Addiction...

Dice che i Jane’s Addiction sono stati la più importante band americana degli anni ’90, capace di affondare le mani nella tradizione del rock del passato per traghettarlo direttamente nel futuro, prima di dissolversi completamente.
Dice che la band, nata a Los Angeles nel 1985 dalla mente “malata” del genio Perry Farrell e dell’inquieto bassista Eric Avery, insieme al batterista Stephen Perkins e al chitarrista Dave Navarro, è riuscita a mescolare il rock dei Led Zeppelin e la psichedelia, il gothic rock e il funk e il metal e la new wave, in una miscela unica, riuscendo a “sdoganare” l’alternative rock facendolo diventare “mainstream”.
Dice che fin dal nome i quattro hanno attirato le attenzioni di media e fan: Jane la “tossica” compagna di appartamento di Farrell, al secolo Jane Bainter, musa ispiratrice e icona della band, i trasgressivi show e le storie di sesso&droga del leader, le copertine dei dischi censurate (sempre pitture e sculture del cantante).
Dice che, all’apice del successo, i Jane’s Addiction si sono sciolti, prendendo strade diverse: Farrell e Perkins hanno fondato, con discreto successo, i Porno for Pyros, Navarro ha inciso dischi solisti, ha partecipato a un disco dei Red Hot Chili Peppers e ha avuto svariate lovestory con pornostar e conigliette, e Avery è scomparso per un po’ dalle scene.
Dice che il bassista, secondo molti la vera anima del sound tribale e suadente dei Jane’s Addiction, negli anni ha formato prima con Navarro i Deconstruction e, successivamente, i Polar Bear, e solo da poco ha esordito con un interessante album a suo nome, “Help Wanted”.
Dice che dopo la sua lite con Perry Farrell è stato sostituito proprio da Flea, dei RHCP, e che, curiosamente, l’altro RHCP John Frusciante ha citato come fondamentale il suo “spacious and heavily melodic playing” durante l’incisione dell’album “Stadium Arcadium”.
Dice che Avery, che si racconta in modo molto profondo nel suo blog, ha declinato offerte da parte di gente come Metallica, Smashing Pumpkins e Tool, e ha rifiutato per anni le varie reunion dei Jane’s Addicion, fino al 2008, anno in cui i quattro cavalieri dell’apocalisse psichedelica si sono rimessi insieme: ne è nato un lungo tour e l’uscita del ghiottissimo quadruplo cofanetto "A Cabinet of Curiosities", contenente demo, live, non-album tracks, e remix.
Dice che per la modica cifra di $74.98 è possibile acquistare una versione limitata del box in legno, e che la band è al momento al lavoro con Trent Reznor per il “NIN/JA” (Nine Inch Nails/Jane's Addiction) Amphitheater tour e per la registrazione di nuovo materiale.
http://www.janesaddiction.com/
http://ericavery.blogspot.com/
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7.7.09
Dice che Damon Lindelof, Carlton Cuse e Jack Bender...

Dice che Damon Lindelof, Carlton Cuse e Jack Bender, sceneggiatori, produttori e regista di LOST, sono in “vacanza” nel vecchio continente prima di cominciare le riprese, ad agosto, della sesta e ultima serie del pluripremiato e stupefacente “telefilm” sui sopravvissuti al volvo Ocean 815 caduto su un’isola “misteriosa”.
Dice che venerdì scorso, 3 luglio, mi trovavo alla sede dei BAFTA (British Academy of Film & Television Arts), al 195 di Piccadilly, London, e me li sono visti comparire al bar poco prima di un incontro Q&A a inviti (ho supplicato in ginocchio la mia amica C. perché me ne procurasse uno…).
La serata, interessante e divertente, ha toccato vari temi, ma nessun mistero è stato svelato, come c’era da aspettarsi. Tra le domande del folto pubblico di “lost addicted”, solo una biondina è sembrata metterli in imbarazzo: in un video su internet è sicura di aver visto la foto di Claire appesa sulla parete tra i “morti”. E dice che tutti e tre gli ospiti hanno avuto lunghi secondi di imbarazzato silenzio, per poi balbettare che forse no, che forse sì, che sei sicura?, che non è tra i morti ma tra i non-vivi. Insomma, dice che forse è questo l’unico spoiler dell’incontro.
Dice che alla fine, ordinatamente in fila da bravi inglesi, abbiamo aspettato il nostro turno per foto e autografi. E dice che tutti e tre i gentlemen, che nei prossimi giorni saranno in “vacanza” anche al festival della Fiction di Roma, sono stati cordialissimi e amichevoli.
E dice che, mia dannazione personale, Damon Lindelof, brillantissimo sceneggiatore e produttore, è nato il 24 Aprile 1973, tre mesi e tre giorni dopo di me…
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26.6.09
Dice che le ceneri di Pirandello...

Dice che le ceneri di Pirandello, dopo il primo di tre funerali e mezzo celebrati in onore del premio Nobel per la letteratura, sono state raccolte in una urna funeraria greca del 5° secolo. Dice che dopo la cerimonia, solennissima, l’urna avrebbe dovuto essere portata in Sicilia, prima a bordo di un volo dell’aeronautica militare, poi in treno, ma entrambi i viaggi sono stati interrotti in circostanze mai chiarite e surreali e, dunque, pirandelliane.
Dice che a un certo punto, e grazie all’interesse dell’allora capo del Governo Alcide de Gasperi, le ceneri sono arrivate ad Agrigento, e il professor Giovanni Zirretta, direttore del Museo Civico, le ha dovute travasare dall’urna greca a una moderna, più piccola, trovandosi nell’incresciosa circostanza di veder “avanzare” un etto, un etto e mezzo di Luigi Pirandello. Che fare? Dice che il professore, seguendo le volontà del morto, fino ad allora disattese, ha deciso di “buttare” quei cento grammi di premio Nobel nel terreno del Kaos, il giardino dove sorge la casa del grande scrittore.
Dice che questa è la storia, assurda ma vera, raccontata dallo scrittore palermitano Roberto Alajmo ne “Le ceneri di Pirandello” (Drago Editore), un bellissimo librino illustrato dal grandissimo pittore Mimmo Paladino.
Dice che Alajmo, da sempre interessato alla morte, e soprattutto al dopo-morte (“…per quanto mi riguarda, l’anima non m’interessa così tanto, è libera di fare quello che vuole. È il corpo che mi preoccupa…”), ha raccolto molte storie sul tema del trapasso di uomini illustri, da Dante a Moliere, da Goya a Evita Peron, ma che per evidenti motivi “iettatori” non sono ancora stati purtroppo pubblicati.
Dice che un bell’assaggio della storia è raccontata nel format “Parole a Sud” di Bookweb.tv curato da Daniela Gambino e Paolo Maselli, su:
http://www.booksweb.tv/content/show/ContentId/1604
Dice che Roberto Alajmo, mio carissimo amico, è persona squisita e scrittore sopraffino e, soprattutto, invidiatissimo dal sottoscritto.
http://www.dragoedizioni.it
http://www.robertoalajmo.it/
http://www.danielagambino.splinder.com/
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22.5.09
Dice che Jacob...

Dice che Jacob, l’ambiguo e misterioso personaggio di LOST, è stato finalmente svelato e, come qualcuno aveva scoperto prima della sua apparizione, è interpretato dall’attore americano Mark Pellegrino: vero capo degli “Others”, dava ordini solo a Benjamin Linus, che era l’unico a conoscere il luogo dove viveva (una capanna semiabbandonata in mezzo alla giungla e circondata da una misteriosa polvere nera).
Dice che di Jacob, in verità, non si sa ancora nulla: “grande capo dell’isola”, colui che vive in quel luogo sperduto e misterioso da anni e anni (millenni forse), conosce dell’isola misteri e segreti, ma non vive lì da solo. All’inizio dell’ultima bellissima puntata della quinta serie di LOST, dopo aver fatto la sua comparsa, accanto a lui si è palesato un altro uomo, quasi della stessa età, ma vestito di nero, restio ad accettare il cibo che Jacob gli ha offerto, e che gli ha detto di volerlo uccidere.
Dice che attorno a questo personaggio (e al suo “doppio”) sono fioccate le ipotesi più svariate: la più “accreditata” però sembrerebbe essere quella della citazione biblica: Jacobbe e il fratello gemello Esau erano i figli di Isacco, e a sua volta Jacob ebbe dodici figli, tra cui Ben (che vuol dire “Il più amato”) che è poi lo stesso nome del personaggio Ben/Benjamin Linus, il diabolico capo degli “Others” che per più di trent’anni ha preso ordini da Jacob pur non avendolo mai visto in volto.
Dice che Jacob fu il patriarca delle celebri dodici tribù di Israele, le persone speciali scelte da Dio, e che uno dei suoi figli si chiamava Giuda, dalla cui tribù discende Gesù.
Dice che sempre il personaggio biblico Ben e i suoi fratelli avevano buttano in una fossa profonda il fratello Giuseppe per gelosia, perchè Jacob lo preferiva, cosa che, in modo praticamente identico, si è vista in una puntata di LOST con Ben che spara e fa cadere in una fossa John Locke per gelosia, perché questi ha parlato con Jacob.
Dice che il secondo misterioso personaggio apparso accanto a Jacob potrebbe rappresentare proprio Esau, il male, mentre Jacob potrebbe essere il bene (il primo, moro, vestito di nero, l’altro, biondo, vestito di bianco), come starebbe a dimostrare la sua capacità di “salvare” i personaggi di LOST “persi nel mezzo del cammino delle loro vite”, e la sua fede nel progresso e nella bontà dell’uomo.
Dice che alla fine della puntata, prima dell’esplosione della bomba H che dovrebbe riportare i nostri Losties alle loro “vite precedenti”, Jacob viene ucciso da Ben, geloso del suo rapporto con John Locke, di cui però qualche minuto prima scopriamo il cadavere: “quel” John Locke NON è veramente lui, e dice che potrebbe essere “l’uomo in nero”, il male, che sotto forma del Fumo Nero, si è impossessato del corpo di Locke per poter finalmente uccidere n fratello.
Ma dice che nessuno ne è sicuro. Ciò che è certo è che nella prossima serie, l’ultima purtroppo, il sacrificio di Jacob porterà a qualcosa di più superiore dello stesso Jacob. Ma per scoprirlo dobbiamo aspettare gennaio 2010.
Dice che Jacob è il secondo nome del “diabolico” JJ Abrams, il geniale autore di LOST, e che l’attore Mark Pellegrino, tra le altre apparizioni, aveva interpretato il ruolo del fidanzato di Rita nella straordinaria serie “DEXTER”, fatto uscire di scena dal protagonista serial killer di serial killer per gelosia.
E dice che prima ancora Pellegrino era apparso in “Mullholland Drive”, il film di David Lynch curiosamente prodotto sempre dalla ABC (che gli aveva commissionato una serie ma che l’aveva sospeso per via delle troppe scene di sesso e di sigarette fumate, e che poi Lynch ha trasformato in un meraviglioso incubo visivo per il cinema), dove recitava anche l’attore Patrick Fischler, che in LOST ha una piccola odiosa parte. Coincidenze?
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20.5.09
Dice che Bob Dylan...

Dice che Bob Dylan, nel grave incidente motociclistico del 29 luglio 1966, era alla guida di una Triumph Bonneville, e dice che è stato lontano dalla musica per più di un anno dando origine a svariate leggende metropolitane. Dice che nella caduta aveva riportato la frattura di una vertebra cervicale, più escoriazioni varie, e che era stato ricoverato in un ospedale per vari mesi.
Ma dice che Dylan, reduce dalla criticatissima apparizione al festival “Newport ‘65”, aveva diviso i fans anche sull’accaduto: c’era chi lo riteneva paralizzato, completamente ingessato, addirittura morto.
Dice che qualcuno aveva anche ipotizzato che non ci fosse stato alcun incidente, e che il menestrello di Duluth fosse in clinica a disintossicarsi dall’eroina e che, addirittura, proprio durante i giorni di Woodstock (dove Bob fu uno dei grandi assenti), fosse in corso un lavaggio completo del suo sangue in una clinica Svizzera.
Ma dice che Dylan stesso, in un’intervista di qualche tempo dopo, ha dichiarato: «Persi il controllo, sbandai da sinistra a destra. Vidi tutta la mia vita passarmi davanti… il fatto che ne sia uscito fuori ha del miracoloso». E, ancora: «Quando ebbi l'incidente motociclistico... mi rialzai per riprendere i sensi, realizzai che stavo solo lavorando per tutte quelle sanguisughe. Non volevo farlo. In più avevo una famiglia e volevo solo vedere i miei bambini».
Guasto meccanico? Droga? Semplice distrazione? Tentato suicidio? Fuga dal mondo? Nessuno potrà mai dirlo con certezza, sicuramente non il protagonista, anche se il critico Howard Sournes ha scritto nella biografia “Down the Highway: The Life Of Bob Dylan” che sul luogo dell’incidente non era stata chiamata alcuna ambulanza e che Dylan non era stato ricoverato in nessun ospedale, e che l’incidente offrì a Bob l’occasione per scappare dalle pressioni che lo affliggevano.
Dice che in “Chronicles. Vol. 1”, la prima parte della sua autobiografia del 2004, Dylan stesso liquida tutta la faccenda con un paio di righe: «Ho avuto un incidente in motocicletta e sono rimasto ferito, ma sono guarito. La verità è che volevo tirarmi fuori dalla concorrenza».
Dice che, ciò che è certo, quell’episodio ha “segnato” la fine del “primo” Dylan, il cantore della protesta.
Mistero nel mistero, non è mai stato accertato il modello di Triumph Bonneville che guidava: c’è chi dice una Triumph Bonneville 55, chi una Bonneville TT Special 650 cc, chi una Triumph Tiger 500 cc e chi, addirittura la sua ex fidanzata Joan Baez, una Triumph 350.
Dice che, curiosamente, la foto di copertina di “Highway 61 Revisited”, il suo celebre album del 1965, uno dei capisaldi della storia del rock e patrimonio dell’umanità tutta, ritrae Dylan con la t-shirt proprio di Triumph Motorcicles…
Pubblicato da
vittorio bongiorno
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12:32
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