2.7.08

Dice che Blu...




Dice che Beck, per il suo nuovo album “Modern guilt”, prodotto dal genietto Brian "Danger Mouse" Burton, ha contattato il graffitista bolognese Blu per realizzare un videoclip. Dice che dell’artista bolognese non si sa nulla, né come si chiama veramente né quanti anni ha. Dice che di recente Blu ha realizzato le sue “ambiguous animation painted on public walls”, ormai famose in tutte il mondo, a Buenos Aires, Baden e Londra. Sul suo sito, blublu.org, è possibile vedere molti dei suoi strabilianti lavori. Un genio.

1.7.08

Essere Jakob Dylan...




















Dice che Jakob Dylan è nato a NY il 9 dicembre 1969 ma ha vissuto a Los Angeles dal 1977 con la madre Sara Lowndes dopo la sua separazione da papà Bob. Dice che i loro rapporti sono “molto buoni”, e che “è così che sono registrato all'anagrafe. Non mi sono mai chiamato Zimmerman in vita mia". Fan di Joe Strummer e dei Clash, dice che in un concerto ai Magazzini Generali di Milano, con i suoi Wallflowers, ha suonato “Brand New Cadillac". Dice che il suo primo disco solista, “Seeing things”, voce e chitarra acustica, è prodotto da Rick Rubin, il “genio” che ha prodotto, tra gli altri, Johnny Cash e l’ultimo Neil Diamond. Dice che vesta Armani. Dice che non ha “quella voce”, la voce del padre, ma il disco è bello…

26.6.08

Happiness is a warm gun?



















sabato 28 giugno, intorno alle 2 di notte, su radiorai, stereonotte, il racconto ispirato alla "profetica" canzone di john lennon...

...

She's not a girl who misses much
Do do do do do do- oh yeah
She's well acquainted with the touch of the velvet hand
Like a lizard on a window pane

The man in the crowd with the multicoloured mirrors
On his hobnail boots
Lying with his eyes while his hands are busy
Working overtime
A soap impression of his wife which he ate
And donated to the National Trust

I need a fix 'cause I'm going down
Down to the bits that I left uptown
I need a fix cause I'm going down
Mother Superior jump the gun
Mother Superior jump the gun
Mother Superior jump the gun
Mother Superior jump the gun
Mother Superior jump the gun
Mother Superior jump the gun

Happiness is a warm gun
(Bang Bang Shoot Shoot)
Happiness is a warm gun, momma
(Bang Bang Shoot Shoot)
When I hold you in my arms
(Ooooooooohhh, oh yeah!)
And when I feel my finger on your trigger
I know nobody can do me no harm
Because happiness is a warm gun, momma
(Bang Bang Shoot Shoot)
Happiness is a warm gun
(Bang Bang Shoot Shoot)
-Yes it is, it's a warm gun!
(Bang Bang Shoot Shoot)
Happiness is a warm, yes it is...
GUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUN!
(Bang Bang Shoot Shoot)
Well don't ya know that happiness is a warm gun, momma?
(Bang Bang Shoot Shoot)
Yeeeaahhh!

16.6.08

George & Sarah?















Dice che anche George e Sarah si sono lasciati. Dice che lei voleva rifarsi il seno e lui non voleva. Dice che addirittura lei se l'è fatto "gonfiare" e lui si è incazzato, e lei gli ha chiesto se poteva rimanere a casa sua, di lui, per la "convalescenza", e dice che lui le ha detto di sì, ma poi smammare. Booo.

PS: su Google, al primo posto della ricerca "George+Sara" viene fuori: http://georgesara.com/

10.6.08

Stay tuned…





Sabato 28 giugno, intorno alle 2 di notte, sarò ospite di Stereonotte, il “mitico” programma di Radio Rai. Leggerò un racconto ispirato a una canzone. Quale, ancora non lo so. Il racconto presto lo scriverò…

3.6.08

Lost4: un amore finito


E insomma, è come quando la tua donna ti tradisce per un coglione: non è tanto per il tradimento in sé, quanto perché ti ha tradito con uno che proprio è un fesso, un “senza palle”. Questo è stato il finale di Lost4: un amore finito, tradito, con inutili colpi di scena (Sawyer che si butta a mare…), incomprensibili finali (l’isola che scompare…, Locke stecchito…, chi cazzo è Jeremy Bentham?...), un brodo allungato che sa di niente (ma quell’odioso di Keamy non era morto? Il buco di proiettile sulla fiancata dell’elicottero…, Ben che ci mette un secolo a sfondare il muro…). Per non parlare dell’incontro tra Penelope e Desmond, tirato via, che chiude in modo insulto la più bella love story da molto tempo. Insomma, una cosa così brutta io non la vedevo da tanto (l’ultimo film di Coppola?!?). Di certo non me l’aspettavo. Anche perché Damon Lindelof & Carlton Cruise, diciamolo, ci avevano abituati bene: tutta la 4a serie è stata scritta in modo eccellente, la vicenda, seppure con una pericolosa deriva paranormale, era decollata. E invece la finiscono nel modo più brutto… Locke è diventato odioso, Ben, in fondo, si arrangia come può e non è poi così cattivo, Jack è ormai l’abbiamo perso, Kate è la solita trojetta di sempre… E, insomma, mi sento tanto tanto tanto deluso…

27.5.08

Hallo and goodbye...















È morto Sidney Pollack. Dice che era malato da tempo. Una notizia molto triste, perché era un grande, un grandissimo. Bellissima faccia, petto villoso (in Eyes Wide Shut la scena a petto nudo e bretelle!), di grande talento. Qualche anno fa, passando da Bologna per un seminario all'università, era venuto col suo jet privato, CONDOR, pilotandolo lui!!! Uno degli ultimi grandi, se non l'ultimo, capace di libertà artistica pur lavorando con gli Studios. Curioso (e molto interessante) il suo ultimo progetto, il documentario su Frank Gehry. Addio.

21.4.08

Like a Rolling Stone...






















Ci sono viaggi che non possono essere raccontati con le parole.

18.4.08

Rassegna stompa...

28.3.08

Who am I?


















«Siete liberi di credermi o di non credermi, ma credete almeno a questo: non sto scherzando. È una cosa molto seria, molto importante. Dovete capire che, anche per me, il fatto di dichiarare una cosa simile è stupefacente. Un sacco di gente sostiene di ricordarsi delle vite antecedenti; io sostengo, invece, di ricordarmi di un’altra vita presente. Non sono a conoscenza di simili dichiarazioni, ma sospetto che la mia esperienza non sia unica. Ciò che è unico, forse, è il desiderio di parlarne».

Discorso pronunciato da Philip K. Dick a Metz, il 24 settembre 1977.

22.3.08

LOST, isola maledetta





























Tutto sembrava semplificarsi, i misteri sciogliersi, fino a un doppio finale che ribalta ancora una volta tutto: il capo dei cattivi è, a quanto pare, uno dei “good guys”, e i buoni arrivati a salvare i sopravvissuti sono invece dei cattivi…

Nel frattempo Michael è tornato a casa, ma ha “perso” (lost…) suo figlio Walt, che non gli vuole più parlare, probabilmente perché ha ucciso due donne innocenti (Libby e Ana Lucia). Ma soprattutto perché ha tradito i suoi amici, lasciandoli sull’isola maledetta.
Michael vorrebbe suicidarsi, ma come gli dice il redivivo Tom, l’isola non glielo permette (come, del resto, avevano detto fin dalla prima serie i creatori della serie: l’idea, mi pare, fosse di Lindelof…)
Tom, dicevo, sembra essere redivivo: se così fosse, si spiegherebbe Bakunin che resuscita, la ragazza di colore uccisa sotto i suoi occhi, e tutti gli altri morti. Ma questo “escamotage” è rischioso, troppo: allora vuol dire che nessuno è realmente morto? Libby? Ana Lucia? Charlie? Chissà. Pericoloso, molto pericoloso. Però così si spiegherebbe la ricomparsa di Christian Scheperd. Chissà…
Del resto anche Jack, quando torna a casa, in piena crisi, sembra non potersi suicidare: appena sale sul ponte, per buttarsi giù, un incidente lo distrae…
E poi c’è Ben, uno dei “good guys” (bellissima battuta), contro Charles Widmore, uno che da quando è apparso ha solo il pezzo di merda: il miliardario Widmore ha comprato un finto aereo Ocean 815 e 324 cadaveri, e messo in scena il ritrovamento per cercare l’isola. Probabilmente il premio per la regata a cui decide di partecipare Desmond è stato creato perché qualcuno ci andasse a sbattere, contro questa maledetta isola. Perché Ben, ai tempi della prima insurrezione contro la Dharma, l’avrà fatto incazzare parecchio. La ignara Penelope, che per i fatti suoi sta cercando il suo amato, e l’ha rintracciato attraverso i due brasiliani (?) appostati al Polo (Sud?), probabilmente gli ha dato l’imbeccata. Ben, scoperto che Widmore è nei paraggi, manda prima Michael a impedirglielo, poi probabilmente anche Sayd.
Il povero Sayd, che è impetuoso e sempre pronto all’azione (a differenza di Desmond, dorme con le scarpe, perché sa che da un momento all’altro si parte!), fa un grandissimo casino “vendendo” Michael al comandante della nave. Comandante che, come il resto dell’equipaggio, non è quello che si dice un tipo raccomandabile.
E ancora Alex, Karl e la Rousseau: chi uccide i due? Con che arma? Che sia lo stesso Ben che gli prepara un tranello? Bah. Che siano i due paramilitari della nave che, tornati sull’isola con Lapidus, li fanno fuori per rapire Alex? Se così fosse, e probabilmente lo è, Ben è davvero uno dei buoni. Sennò?
Ciliegina sulla torna, Miles, quando Michael sale sulla nave, che se ne esce con una delle più belle battute di tutta la serie, per uno dei personaggi più inquietanti di sempre: tutti, su quella nave, hanno qualcosa da nascondere. C’è pure la bella Naomi, che magari si scoprirà non essere poi così cattiva…
Ah, dimenticavo: secondo me nella bara c’è Ben, morto con una delle sue tante identità, che lascia la figlia adolescente Alex. Se così fosse, dato che Ben è l’unico che conosce tutti i segreti dell’isola, con Ben morto si spiegherebbe la crisi di Jack. Chissà…

Insomma, LOST sembrava a un punto morto, addirittura sembrava tutto così semplice e in “dirittura d’arrivo”, e invece tutto si è complicato di nuovo, tutto ingarbugliato di nuovo. Per la nostra gioia.

14.3.08

14.3.08









Leggo il giornale alla fermata dell’autobus. Pass la madre di un compagno di scuola di mio figlio. «Ciao Giulio», mi saluta, poi si corregge, prima che possa aprire bocca, «scusa, ma per me sei Giulio…». Poco dopo un uomo con barba lunga e giaccone pesante inciampa sul marciapiedi e mi guarda e ride da solo e si allontana zoppicando. Un signore di una certa età di Ferrara mi chiede se i negozi di frutta e verdura qui sono tutti in mano ai pakistani, perché a Ferrara non è così. Dopo mesi che non la vedevo, la ragazza con gli stivali si siede accanto a me ad aspettare e legge degli appunti. C’è anche la-donna-che-sembra-un-uomo, che oggi indossa delle calze viola spesse. Arriva l’autobus. Dentro, un’anziana signora ride in modo sguaiato con l’amica: «Forse fra centomila anni si distrugge il mondo, ma io vorrei esserci».

3.3.08

Lost 4x06: The Other Woman







Io amo Juliet. L'ho amata dal primo momento in cui l'ho vista, ormai anni fa, e per lei sarei disposto, SONO disposto, a fare qualsiasi cosa. Solo che non capisco che cazzo aspetta quell'idiota di Jack, perché non si decide ad amarla, lui che può, 'che io sono bloccato nella mia isola e non riesco ad andare alle Hawaii, mentre lui è lì, e continua ad avere in testa quella stronza di Kate... Pazzesco no?

due sneak peek iper-belli di Lost 4x06:
http://www.lostdiscovery.com/2008/03/01/
episodio-4x06-due-sneak-peek.htm

28.2.08

Lost S04E05 The Constant







L'elicottero con a bordo, oltre al pilota sciroccato, Desmond e Sayd, è partito da una mezz'ora, ma Jack a un certo punto si preoccupa, e dice che sono partiti da due giorni e ancora non hanno notizie. Charlotte non vuole fargli capire niente, per non allarmarli, ma Daniel se la canta: "La vostra percezione del periodo in cui i vostri amici sono stati via non corrisponde necessariamente al tempo effettivo che sono stati via".
MI sembra una trovata geniale, che non spiega tutto, ma rischiara molti misteri...
qui il link allo Sneak Peek: http://www.youtube.com/watch?v=aSXrJ59RwZQ&feature=related
Waiting for "The Constant"
v.

11.2.08

Lost 4x03 - The Economist Sneak Peek















Hurley: Locke ha detto che le persone sulla nave stanno venendo per salvare Charlotte, dopo di che ci uccideranno. (rivolto a Miles) Quindi anche tu?
Miles: Non ancora.



http://it.youtube.com/watch?v=tZwxn70Yd8o

http://it.youtube.com/watch?v=M5FzrOf-iEI

Lost 4x02 - Confirmed Dead












Bello, bellissimo episodio, come non se ne vedevano da tempo. Mille domande, forse troppe, mille nuovi interrogativi, nuovi intrecci e misteri. Orma mi sembra chiaro che gli autori sappiano dove vogliono arrivare, e come farlo, e non brancolino nel buio, come sospetta qualcuno. E, contraddicendo quanto scritto in precedenza, il “paranormale” a questo punto sembra starci benissimo. Ma “Confirmed Dead” ci ha lasciato troppe domande irrisolte e inspiegabili (che prendo in prestito da Lostpedia):

1) Perchè i resti dell'aereo vengono trovati nei pressi di Bali? L’Ocean 815 non dovrebbe aver fatto un’altra rotta per andare a LA?
2) Perchè Daniel è così triste riguardo al ritrovamento del Volo 815? È come se lo sapesse già, o lo sospettasse…
3) Cos'è quella strana macchina che Miles usa nella stanza con il fantasma? E ancora, è Mr Eko da piccolo quello ritratto nelle foto a casa della donna di colore?
4) Come ha fatto l'orso polare ad arrivare in Tunisia? Perché Charlotte non è sorpresa riguardo al ritrovamento del collare con il simbolo della DHARMA? Che, anche lei, “sapesse già”? Tra l’altro il suo vero nome, come dice Ben, Charlotte Staple Lewis, “somiglia” all’autore de “LE cronache di Narnia”: Una coincidenza?
5) Chi finanzia Abbandon, e, dunque, i quattro mandati sull’isola? Il padre di Penelope?
6) Perché Penelope prima tira fuori una foto di Desmond, poi Daniel riconosce Jack, ma effettivamente sono stati mandati per Ben?
7) Perché Naomi crede che possano esserci sopravvissuti del volo 815 sull'isola? E perchè Abbadon insiste sul contrario?
8) Perchè Naomi arriva sull'isola una settimana prima degli altri membri della squadra, se ne è il leader?
9) Perchè Minkowsky non può rispondere al telefono? Chi diavolo è Minkowsky?


continua-

5.2.08

Lost 4: Abbandon and Ocean 6












Brutte notizie sul fronte pacifico: Sherazade, su www.lostmania.com/?p=1121#comment-44467 dà un inquietante risvolto al personaggio dell’avvocato che incontra Hurley: “Abbadon è il nome dell’Angelo degli Abissi, ke trascina Satana negli abissi x conto di Dio. In ebraico significa distruttore e precisamente questo nome viene dalla parola aleph-bet-daled ke significa… LOST!”.
Quanto ai 6 sull’elicottero, >>SPOILER<<, ho letto di una comparsa che è stata licenziata dalla produzione e che per vendicarsi li ha sputtanati: Claire viene caricata con Aaron sull’elicottero, ma poi viene buttata in mare, dove probabilmente morirà. Se è così, si prospettano tempi davvero cupi.
E ancora, sull’identità di questo Ken Leung, che dovrebbe interpretare Miles nel secondo episodio: NON si tratta di Jacob, bensì di uno di quelli dell’elicottero che, come suggerisce DANILO, “Miles appare in un extended trailer della ABC, si trova nella giungla, luce diurna, e tutto agitato dice "d'you wanna know why we're here? I'll tell you why we're here!"
Oltre a questo si vede chiaramente un elicottero partire dall'isola di giorno e un logo della stazione Hydra...”. siamo messi male, ragazzi, molto molto male. Questi nuovi arrivati sembrano peggio degli Others…

4.2.08

Lost 4: misteri e bugie.












Episodio cupissimo, questo nuovo "The beginning of the end", ci penso e ancora non mi do pace. Ci aspettavamo l'ormai solito occhio che si sbarra, la solita musica cool, grandi rivelazioni, e invece ci ha investito l'onda d'urto della follia di Hurley, lo sguardo inquietante di Mr Abandon, una new entry in finale di puntata che non promette niente di buono. Ormai è chiaro che Lost4 va guardato almeno due episodi per volta. Una sola non basta. A seguire alcune "Domande senza risposta" prese da Lostpedia. Chi ci capisce qualcosa? booo.

* Cosa è successo ai soldi vinti alla lotteria di Hurley?
* Perchè Naomi mente e copre i sopravvissuti?
* Chi è la sorella di Naomi?
* Chi sono gli altri tre "Oceanic 6"?
* Perchè Hurley mente sul fatto che conosceva Ana Lucia?
* Cosa sta facendo Christian Shephard nella casetta di Jacob?
* Hurley è veramente capace di vedere Jacob?
* Qual'è il significato della visione di Charlie?
* Chi ha bisogno dell'aiuto di Hurley, come dice Charlie?
* Come può il paziente alla clinica vedere Charlie?
* Cosa intende Jack quando chiede ad Hurley se lui avesse "avuto modo di dirlo"?
o Perchè "loro" si nascondono, e per quale motivo?
* Perchè Desmond non decide di andare con il "team di Locke"?
* Perchè successivamente Hurley decide di andare con Locke?
* Se Hurley va con Locke, come ha fatto a tornare a casa con Jack?
* Chi è Matthew Abaddon?
o Chi sono i "Loro" che domanda Hurley a riguardo, sono "loro" vivi?
o Quali sono le motivazioni che spingono Matthew Abaddon ad offrire un nuovo posto dove stare ad Hugo?
* Dov'è Leonard Simms?
* Come può Lewis vedere Charlie?
* Perchè l'apparizione fisica di Charlie (capelli, abiti, barba) differiscono da quel Charlie che Hurley ha visto per l'ultima volta sull'isola?
* Hurley, dicendo "ci rivuole indietro" parla forse dell'Isola?
o E quando si accenna a "Loro" che sono ancora vivi, si riferisce al gruppo che è rimasto sull'Isola?
* quando succederà che Jack passerà al suo "periodo con la barba" dove vivrà in una casa molto meno lussuosa di quella dove lo vediamo nel flashforward di Hurley,dipendente dell'oxidone e con una disperata voglia di tornare sull'isola?
* Perchè Hurley sembra ossessionato dal Forza4?

Lost 4: misteri e bugie.The Beginning of the End

fsdfs


Domande senza risposta
Domande senza risposta

1. Non rispondere alla domande in questa pagina.
2. Mantieni le domande aperte e neutrali: non suggerire già nelle tue parole la risposta.

Per le teorie su queste domande, vedi: The Beginning of the End/Theories

* Cosa è successo ai soldi vinti alla lotteria di Hurley?
* Perchè Naomi mente e copre i sopravvissuti?
* Chi è la sorella di Naomi?
* Chi sono gli altri tre "Oceanic 6"?
* Perchè Hurley mente sul fatto che conosceva Ana Lucia?
* Cosa sta facendo Christian Shephard nella casetta di Jacob?
* Hurley è veramente capace di vedere Jacob?
* Qual'è il significato della visione di Charlie?
* Chi ha bisogno dell'aiuto di Hurley, come dice Charlie?
* Come può il paziente alla clinica vedere Charlie?
* Cosa intende Jack quando chiede ad Hurley se lui avesse "avuto modo di dirlo"?
o Perchè "loro" si nascondono, e per quale motivo?
* Perchè Desmond non decide di andare con il "team di Locke"?
* Perchè successivamente Hurley decide di andare con Locke?
* Se Hurley va con Locke, come ha fatto a tornare a casa con Jack?
* Chi è Matthew Abaddon?
o Chi sono i "Loro" che domanda Hurley a riguardo, sono "loro" vivi?
o Quali sono le motivazioni che spingono Matthew Abaddon ad offrire un nuovo posto dove stare ad Hugo?
* Dov'è Leonard Simms?
* Come può Lewis vedere Charlie?
* Perchè l'apparizione fisica di Charlie (capelli, abiti, barba) differiscono da quel Charlie che Hurley ha visto per l'ultima volta sull'isola?
* Hurley, dicendo "ci rivuole indietro" parla forse dell'Isola?
o E quando si accenna a "Loro" che sono ancora vivi, si riferisce al gruppo che è rimasto sull'Isola?
* quando succederà che Jack passerà al suo "periodo con la barba" dove vivrà in una casa molto meno lussuosa di quella dove lo vediamo nel flashforward di Hurley,dipendente dell'oxidone e con una disperata voglia di tornare sull'isola?
* Perchè Hurley sembra ossessionato dal Forza4?

2.2.08

Lost 4x01 - The beginning of the end















Se questo è l’inizio della fine, allora non ho capito niente.
Lost è tornato, un’attesa insopportabile, che disattende tutte le domande lasciate in sospeso. Che spiazza, che lascia l’amaro in bocca. Che crea ancora più domande di prima: ora mancano altre sette puntate, prima della nuova interruzione, per capirci qualcosa. Ma ci capiremo mai qualcosa?
Hugo è pazzo. Questo lo sapevamo da tempo. Ha le sue “visioni”, Dave prima, Charlie ora. Dunque Charlie è morto davvero. Ma se Hurley è impazzito, e si è fatto rinchiudere di sua spontanea volontà, è tornato nel mondo “civilizzato”. Almeno insieme a Jack e Kate. Alla fine dell’episodio, però, Jack passa a salutarlo, e Hugo dice che gli dispiace di essere andato con Locke. Che, però, aveva lottato con Jack e il suo piano per farsi trovare. Ma se Jack e Kate vengono salvati, perché Hugo/Hurley, che è con gli altri che in teoria non si sono fatti prendere, è tornato indietro? Oppure tutti sono stati “presi”, e sono tutti tornati nel mondo “normale”.
Jack dice che lo fermano per strada per firmare autografi. Dunque la notizia deve aver fatto scalpore, i sopravvissuti dell’Oceanic 815 sono stati salvati. Gli avranno fatto interviste, foto, articoli. Ma qualcosa dev’essere successo: qualcuno NON dev’essere stato salvato. Qualcuno deve essere rimasto sull’isola: Locke e i suoi seguaci? Ma se Hugo era con Locke, come è possibile? Dopo un po’ di tempo, e noi lo abbiamo visto nella ultima puntata della terza serie, Jack dà di matto, si fa crescere la barba, si impasticca di Oxicodone, e cerca di contattare Kate per tornare indietro sull’isola. Perché? Per salvare gli altri che sono rimasti? Perché ha scoperto la “truffa”? Chi c’è sulla nave, che NON è la nave di Penny? Per non parlare di Hugo/Hurley, che ha le sue visioni, che vede la baracca di Jacob…
Lost è tornato, più enigmatico di prima. Più complesso di prima. Più imperscrutabile di prima. A ogni verità mostrata, mille domande irrisolte: niente è come sembra, questa l’unica regola.
Sono confuso. Perplesso. Non ci ho capito niente. L’inizio della fine? Booo.

21.1.08

London diary (cap.II-part1)













All’improvviso tutti applaudono, ma solo alcuni delle prime file. Gli altri, me compreso, non hanno capito cos’è successo. E infatti è un applauso silenzioso, sghembo, un mezzo applauso strappato alla morte. Io stesso cinque minuti prima penso sia la fine, e invece il pilota trova il modo per atterrare. Mi dirigo verso l’uscita e chiedo alla hostess bionda carina se siamo a Bologna o Forlì, e quella manco lo sa, si consulta con l’altra hostess col “tuppo” mentre da dietro già mi spingono per scendere, e siamo già a Bologna, invece che Forlì dove saremmo dovuti essere. “Atterraggio d’emergenza” non ha fatto altro che ripetere la distinta signora ingioiellata davanti a me, parlando con gli altri passeggeri e al telefono coi suoi familiari: gli italiani hanno una predisposizione per parlare di “tragedia”, di “disastro”, di “allarme”. Poi quando la vera tragedia li colpisce, piangono e pregano…

Sugli autobus e nella subway di Londra c’è la pubblicità “TRUST YOUR SENSES”, molto “british”, contro il terrorismo: “IF YOU SEE OR HEAR ANYTHING SUSPICIOUS TELL OUR STAFF OR THE POLICE IMEDIATELY”. firmato “7 million londoners”. Molto discreta, “understatement” lo chiamano qua, senza dare troppo nell’occhio, senza fare tanto casino come farebbe la distinta signora ingioiellata…

O. mi regala, tra le mille altre cose, il libro delle nuvole di John “signore delle nuvole” Day (www.cloudman.com), l’uomo che ha dedicato la sua vita allo studio di queste cose strane che stanno sopra la nostra testa e che ci fanno stare bene e male. Dipende dai casi. Di sicuro fanno pensare: mi sveglio sopra Bologna, mooolto sopra, praticamente vicino al sole, perché non c’è modo di atterrare, e quello che vedo è uno dei paesaggi più spettrali e affascinanti che abbia mai visto… Mi sembra di essere finito “dentro” il mio romanzo…

A Londra, benché sia metà gennaio, le femminotte vanno in giro mezze nude: niente calze, abitini leggeri e gonne cortissime, indossano ballerine sformate dai piedi cotti dal freddo, “spurmunàte”. Infatti K. ha ancora un po’ di tosse, dall’anno scorso a giugno quando, con gesto mooolto galante, le ho offerto il mio spolverino. E di gesti galanti ne sa qualcosa il mio amico e “maestro di flirting” M.G., grazie al quale tutto è cominciato. Fuori dall’Istituto di Cultura Italiano (dove oggi l’età media sì è notevolmente abbassata ai sessanta anni…) racconta l’ennesima storia meravigliosa sul suo cappellino a righe perso nella subway che da sola vale un romanzo…

Il Deka presenta all’Istituto di Cultura il suo “Crimini” tradotto dalla Bitter Lemon Press: si presenta con la barba lunga e un inglese perfetto, ed è bravissimo e io sono sempre più orgoglioso di essergli amico. Dice cose interessanti, come al solito, e le dice bene. Accanto a me una signora di una certa età comincia pure a prendere appunti sul noir mediterraneo e sull’italian new wave, ma poi le cade la testa e rimane così per tutto il tempo, fino alla fine…

T. non c’ha una lira, fa quattro lavori, e mi fa innumerevoli regali di compleanno. Come se non bastasse, ricompra una trentina di ostriche, perché quelle portate dalla Bretagna dalla sua amica e il fidanzato criminale sono andate a male. Me le apre una a una, e allora ci ingozziamo, alla faccia della povertà di portafogli e di spirito, e beviamo una cassa di Cuvée che offro io (almeno quello!), in modo da perdere il controllo quasi subito e fare svariate figure di merda col direttore dell’Istituto di Cultura (“Ciao Giancarlo”, “Veramente sono Pierluigi”…) e altri. Però ridiamo, e chissenefrega, ridiamo sguaiati, ma noi non siamo sguaiati, siamo solo felici (“I have no wor(l)ds… non ho mondi…”, “Cigni o oche…” e cose così), e festeggiamo il compleanno più bello della mia vita. Come disse il “poeta” Vincent Cassel, «…fino a qui tutto bene…»

Faccio una dedica sulla copia di “The Road” per zia C, con tutto il mio cuore, e sbaglio ortografia. Ma, pur sbagliando, lei non ce la fa a bacchettarmi, perché mi adora, e trova anche nel mio errore l’ennesimo modo di volermi bene. Tanto che V. mi fa, prima di partire: «sono gelosa, per me tutto questo non l’ha mai fatto…». Ma come si fa a non volere bene a persone così? Come fai a non essere felice del “fino a qui tutto bene” anche quando il pilota dice che non riesce ad atterrare? Come fai?


to be continued-

13.1.08

London Calling (part 2)






Il Bravo Figlio
by Vittorio Bongiorno

Personal appearance by the author in London at the LSE

Vittorio Bongiorno will present his novel recently acclaimed by the public and the critics in Italy. It is funny, entertaining, clever: We will read excerpts and Vittorio will tell us how he worked at it.

The setting is Palermo in the early ‘90s, the times are the hottest years in the war against the mafia, the story is about two boys whose life will take a dramatic turn and will set them apart, though neither time nor distance will diminish their feelings.

A delicate and intimate reflexion on family life, discovery, love and hate, coming of age and yearning for independence, Il Bravo Figlio screams against the criminality that affects the lives of everybody in Sicily without ever saying the word “mafia”.


Friday January 18th 2008 at 2.00 p.m.
London School of Economics
room no. S75 ( St.Clemens building)

3.1.08

Il Bravo Figlio e Progetto Babele






l'intervista continua su http://www.progettobabele.it/contenitore/vbongiorno.php

20.12.07

Buon natale e buon anno














Peppe, giù al bar New York, il suo bar lucano/cubano, mi ha letteralmente sbattuto in mano questo presente, coi suoi modi bruschi ma genuini (essendo egli lucano, sposato con una cubana). Sarà forse per ricompensare il mio inutile acquisto del numero 35 della sua tombola, sarà per farmi una gentilezza, sarà per coltivare la sua clientela affezionata che l’altro bar, il Pocket, gli vuole rubare quotidianamente…
Ma cosa ci sarà dentro? Muoio dalla voglia di saperlo. Vediamo chi indovina. In palio un ricco premio (a mia insindacabile scelta). Chissà chissà…

25.10.07

Uno scambio di sms con l’autore.


















Io: Nel 1982 vivevamo a Ravenna ed eravamo felici. Poi siamo tornati in Sicilia…
Roberto: A quanto pare eravamo tutti felici, quell’anno. Un abbraccio.

22.10.07

Viva Andrea Bruschi


Andrea Bruschi è un attore genovese molto simpatico ma, come tutti i genovesi, un po’ attaccato al danaro, tanto da farsi pagare un pranzo cinese a Pesaro da un altro attore, ebreo, Luca Levi, famoso a sua volta per aver interpretato con un certo trasporto la parte di un prete in una celebre soap opera.
Andrea Bruschi è anche il cantante di una raffinata band, Marti, all’attivo con un ottimo album “Unmade beds”: voce profonda alla Leonard Cohen, ciuffo ribelle alla Sean Penn, quando arriva lui tutto il pubblico (donne, bambini, ma anche uomini) va in visibilio.
Sa sparare con armi di diverso calibro ed epoca (ha imparato sui set di vari film), automunito (Micra con cambio automatico), cultore del vintage e amante di abiti d’epoca, possiede mobilio di modernariato che rigorosamente non arriva agli anni ’70. Eloquio felice (“Stavo guidavo in Pennsilvania quando all’improvviso…”), battuta pronta, è capace di far svoltare una serata mal riuscita (o, a piacere, il set di un film mal assortito) con fulminanti e sagaci imitazioni della troupe e degli attori principali. Odia Roma e i romani, per questo fa poco cinema, ma al suo attivo ha partecipazioni a film, indipendenti o no, serie tv, cortometraggi e videoclip. Ha viaggiato e suonato in tutto il mondo, soprattutto in Giappone, dove ha venduto diecimila copie del suo primo disco. Quando arriva sul set te ne accorgi perché vedi prima arrivare le sue valigie e i suoi bauli. Se, per caso, dividi con lui un appartamento durante la lavorazione di un film, la prima cosa che fa appena mette piede a casa è accendere la tv su un qualsiasi canale a tutto volume (e chi se ne frega se sono le 2 di notte). La seconda è un bagno caldo. La stanza da bagno, quando arriva lui, si riempie di creme, lozioni, prodotti per capelli, asciugacapelli professionali, necessaire. Le donne, manco a dirlo, vanno pazze per lui (ma, curiosamente, anche i bambini!). Sovente scompare, per poi ritrovarlo alle tue spalle a intonare una canzone d’amore. Possiede un Fender Rhodes a casa sua a Genova, che si porta appresso ai concerti per la gioia degli altri componenti del gruppo.
Io e lui ci siamo conosciuti nell’inverno del 2001 al Torino Film Fest, in una trattoria dove, tra gli altri avventori, c’era anche Rocco Siffredi: avremmo dovuto lavorare assieme (non con Rocco, io e AB) ma poi non se n’è fatto più nulla. Andrea Bruschi è un grande attore, recita senza risparmiarsi, ti prende a calci al costato se c’è da fare una scena violenta, (o col calcio della pistola in testa, a scelta), urlando frasi irripetibili, salvo poi aprirsi in un sorriso luciferino quando il regista dà lo “stop!”. Se il regista non dà lo “stop” s’incazza, giustamente. In definitiva Andrea Bruschi è un grande, e io sono felice che mi abbia voluto come amico e che abbia accettato di vestire i panni del mio Bruno Spadoni (che, visto così, fa davvero paura. Vaglielo a spiegare a chi non s’è letto la sceneggiatura del film che si apre con lui, seduto spalle al muro, insultato da due spacciatori albanesi, che prende una pistola e gli spara a bruciapelo sussurrando: «Era dal duemila che non sparavo a nessuno…»). Come ebbe a urlare il pittore Roberto Antonio Maini alla stazione di Genova, «Bruschi, dacci dentro con le sceneggiature, che ce la fai!». Viva Andrea Bruschi.

17.10.07

Cose che ho capito sul set del film scritto da me medesimo:















1) mai stare sul set del proprio film a meno di non essere il regista stesso (o che il regista non sia coppola o scorsese o uno di questi)
2) di notte, sulla banchina di un porto, con tutto il bel tempo che ci può essere, fa un freddo bestiale (e infatti mi sono ammalato)
3) l’assistente operatore materano (Antonio) mi dice che lui la sceneggiatura non l’ha letta, e che viste girate così, le scene, sparpagliate e una prima e una dopo, certi passaggi non li ha capiti, ma il film gli piace
4) il geniale segretario di edizione (Leo) mi dice che ha appena finito di leggere la sceneggiatura, e gli piace molto
5) i marinai, quelli veri, anche d’inverno stanno in maniche corte
6) certe cose scritte funzionano, recitate no
7) certe cose scritte funzionano, recitate bene, commuovono
8) meglio lavorare coi bambini (attori bambini, per esempio) che con gli adulti (attori adulti, per esempio)
9) la attrezzista rasta (Luna) è un genio, e non lo dà a vedere
10) il marinaio della barca accanto (Vito) ogni tanto arrostisce svariati chili di “sardoncini a scottadito” prelibatissimi
11) il direttore della fotografia (Stefanello) bestemmia ogni due parole ma fa morire dal ridere (e mi agiorna sulle ultime teorie di complotto sull’11 settembre)
12) il rancio fa schifo
13) le Volvo gentilmente offerte per il film sono molto belle e comode
14) la parrucchiera sorridente (Clara) mi dà unguento naturale miracoloso per la mia irritazione alla barba
15) la prua sta davanti, la poppa dietro
16) il regista è il regista, l’attore pure, ma lo sceneggiatore chi è? Che cosa vuole quello lì vestito tutto di nero che si aggira con il copione in mano e borbotta qualcosa e si lamenta delle battute cambiate e delle scene tagliate? Insomma, lo sceneggiatore è un alieno, mal visto, e mal sopportato da quasi tutti
17) dopo 6 giorni ti passa la voglia di tenere un diario
18) cinema povero o povero cinema?
19) in fondo tutti, in città, sanno che stiamo girando un film
20) il gentilissimo proprietario di un negozio di articoli sportivi mi ha fatto uno sconto del 10% su un paio di Nike old style proprio perché stiamo facendo il film
21) io NON sono il regista (e prima me lometto in testa e meglio è)
22) dobbiamo trovare la verità
23) la verità è un fulmine che mi cade sulla testa venerdì 5 ottobre (intorno alle 14.30), e che mi porterò addosso tutta la vita
24) “…Io credo che sia possibile regalare un senso alle cose…perché tu? perché hai la sensibilità per vedere le cose. La forza ne deriva di conseguenza. E anche se lo neghi mentre leggi, lo fai ogni momento: assumi su di te sofferenze tue e di altri e le porti un passo avanti. perché non lo fanno altri? Chissà…”, dice Tilo, il mio amico filosofo preferito
25) bruciare i teatri, bisogna farlo subito, tutti i teatri d’Italia
26) “Nella vita o si vende o si compra”, dice Luigi Socci, il mio amico poeta preferito. Sono le 3 di notte. Mi è passato il sonno. Devo restare o devo andarmene? (3.10.2007)
27) sono un titanic che affonda mentre l’orchestra continua a suonare a bordo: io mi sono accorto che affondo, ma loro non solo non se ne sono accorti, ma suonano dall’inizio uno spartito sbagliato
28) mando un sms a Luigi Moretti, il Greco, il protagonista, per dirgli che ieri è stato commovente. Debbo dirglielo. (4.10.2007)
29) ma se io NON sono il regista, chi sono allora?
30) Che fare?
31) G.C. da Londra mi chiama per comunicarmi che è pronto a firmare il contratto per i diritti del Bravo Figlio.
32) Luca Levi, Mimì, il vice-comandante, mi fa morire dal ridere. È straordinario come sia “entrato” perfettamente nel personaggio (O, forse, è proprio così?). È a cazzeggiare dentro al camper, e Sara, la costumista, dice che c’è una ragazza che si deve cambiare. E lui: «Sì sì, vieni…»
33) rileggo certe scene che ho scritto e mi piacciono
34) Marco Gambino è un grandissimo, ha pianto nella scena finale in cui Nondas, il suo personaggio, perde contro il protagonista, e fa pena, vederlo sconfitto. Ha dato un cuore a un personaggio di carta…
35) Andrea Bruschi, Bruno Spadoni nel film (il cattivo in via di redenzione) ha un pigiamino aderente grigio vintage irresistibile e un bel gruppo (www.myspace.com/martimusic)
36) VITTORIO BONGIORNO (SCENEGGIATORE) NIENTE MACCHINA*

www.almamovie.it
www.crakersfilm.it


*dal foglio dei permessi della Finanza per entrare al porto

16.10.07

il bravo figlio e Cormac McCarthy_2


















"Oscurità della luna invisibile. Le notti ora solo leggermente meno nere. Di giorno il sole esiliato gira intorno alla terra come una madre in lutto con una lanterna in mano."

27.9.07

il bravo figlio e Cormac McCarthy



















Ora spengo la lampada. Va bene?
Sì. Va bene.
E dopo un altro po’, nel buio: Ti posso chiedere una cosa?
Sì, certo che puoi.
Tu cosa faresti se io morissi?
Se tu morissi vorrei morire anch’io.
Per poter stare con me?
Sì. Per poter stare con te.
Ok.

7.9.07

Nato due volte


Vittorio Bongiorno è nato nel 1973 e nel 2007. Scrittore dotato di ironia a volte macabra, ha scritto ben tre romanzi, racconti brevissimi e un paio di sceneggiature per film. Vive ancora a Bologna.

13.8.07

comunicato

Si comunica, con rammarico, che Vittorio è deceduto nella notte tra sabato 11 e domenica 12 agosto. Ne danno notizia i familiari, distrutti.
Lo scrittore si è tolto la vita dopo una lunga e tormentata notte. Soffriva da tempo di disturbi di personalità.

9.7.07

il bravo figlio a roma-parte 2

Menotti, che, come si è capito, oltre essere l'ex enfant prodige del fumetto italiano (dico ex perché hai i capelli bianchi), è un poeta raffinato. la sua lista di fìscio per la tv è ammirevole e ammirata da tanti (vedi post precedente). mi permetto solo di riportare un'altra sua perla di poesia/saggezza, pronunciata a cena ieri sera, sul terrazzo della sua maestosa casa di trastevere: "La vedi questa? (indicando una giovane donna che mi ha presentato un minuto prima) La vedi? Lei mi ha strappato la verginità!"
io ho deglutito, cercando di mandare giù un ottimo spiedino cucinato dal Menotti stesso, ho detto una delle mie solite stronzate, e ho cercato di cambiare argomento parlando della striscia di Gaza. ma la giovane e piacente donna, invece che cambiare discorso, è entrata in alcuni dettagli raccapricciante sullo "strappo"...
viva Menotti
viva la fìscio italiana
viva i terrazzi romani
v.


www.europa.go.it

8.7.07

7.7.07

Torno a casa dopo un fine settimana di vacanza e trovo alcune persone, già al portone, con le facce tirate. <>, dice una signora, che mi fa strada fino al mio piano. La porta di casa mia è semidistrutta, sembra sfondata con un’ascia, e l’appartamento, dentro, sembra svuotato da un’agenzia di traslochi: tutti i mobili accantonati in una stanza, il pavimento sgombero, vado subito nell’altra stanza e mi accorgo che mancano le chitarre. Tutti i cassetti sono stati aperti, tutte le lettere strappate, tutto sottosopra. Ma soprattutto mancano le chitarre. Sono infuriato. Torno giù a parlare con la padrona di casa, la farmacista, e tra le tante persone arriva un imbecille, il suo uomo credo, che si mette a parlare e ridere. Io sono sempre più nervoso, lo lascio parlare per un po’ cercando di attirare l’attenzione della farmacista, ma quando quello non mi dà spazio prima lo prendo a pungi, poi lo sollevo letteralmente da terra e lo scaravento fuori dalla porta della farmacia. Finalmente la padrona di casa si accorge di me, si rende conto della gravità della situazione, e percepisce la mia furia.
Torno su, non posso che osservare l’appartamento semidistrutto e derubato con sgomento. Mi metto sulle trecce dei ladri, vado a bussare alle porte dei vicini, e mentre salgo le scale scopro rampe che non ho mai percorso, porte che non ho mai attraversato, facce che non ho mai visto. E le persone che mi aprono, e con cui parlo, sono persone che sembrano già morte, barricate in casa, che nascondono qualche segreto inconfessabile.
Me ne torno giù, nessuno sa nulla, nessuno ha sentito nulla. Ma come si fa a non sentire un ladro che butta già la porta di casa mia con un’ascia? O, forse, non l’hanno voluto sentire. Ripenso alle mie chitarre, triste e sconsolato, a quanto ho faticato per acquistarle, e mi sveglio. Amareggiato.

il bravo figlio e il lotto

roma,notte, a casa di A (il mio chitarrista preferito) e E (la mia newyorkese preferita), notte.
numeri da giocare al lotto:
34 - 68 - 27

7.7.07

Il bravo figlio a Roma

“La vita è breve, ma larga…”, dice M dopo un “misunderstanding” a fine cena in un improbabilissimo tex mex in riva al Tevere con MG (l’uomo che mi ha cambiato la vita), M (ex fumettaro prodigio e sceneggiatore di “regime”), MB (una simpaticissima costumista in partenza per Torino con una valigia da duecento chili), K (una splendida finlandese che sembra più una napoletana), e NL (un geniale sceneggiatore e mio prof adorato). Sì sì, la vita è breve, proprio vero, e larga…

30.6.07

il bravo figlio e londra - ultima parte















18.6.07
Oggi a Londra non piove, diluvia. Chiamo A per un drink e la segreteria telefonica mi mangia tutto il credito. Ho freddo, sono stanco, dove cavolo si ricaricano i telefoni qui? Cammino per due ore alla ricerca di un maledettissimo negozio Vodafone, lo trovo solo quando è troppo tardi: A sembra stupita di sentirmi, io balbetto, lei balbetta, sta partendo, io pure, ma in due direzioni diverse, con due aerei diversi, forse anche da due aeroporti diversi. Inciampo sulle parole, dico delle stronzate che nemmeno io so, ma anche A sembra presa alla sprovvista. «Mandami la tua email», mi dice alla fine strozzandosi con le parole. Sono un cretino, me lo merito, questa è la verità. Addio A. Mi infilo da Muji, nel sottosuolo (è quello il mio posto) per non morire. «See you later», le dico, giuro. Ma si può essere più idioti?

Con RA e happy family facciamo un giro veloce alla National Portrait Gallery. Io vorrei vedere i sei ritratti di Shakespeare, che sono però in America. Poi con A, il figlio di R, cerchiamo il ritratto di non so quale Conte fatto decapitare da Re Carlo, che non troviamo. A R è chiaro che non gliene frega niente del ritratto, ha fame, come biasimarlo? In una sala del contemporaneo c’è una serie di foto molto interessanti: “Blair at war”. In Italia non sarebbe possibile… Sorvoliamo le grandi stanze, attraversiamo secoli, conti, principi, regine, diretti al club di MG, black, dove lui ci aspetta per pranzo già sorridente sulla porta del locale di Soho, un vecchio pub/ristorante a vari piani, “pure old London”. Ordiniamo anatra, patate, birra, ed è tutto delizioso. Con A e suo figlio ci “sciarriàmo” il pane per intingerlo nelle squisite salsine inglesi, tanto che l’unica frase utile che pronunciamo è, ovviamente, “more bread please”. Arrivati al dolce R racconta di un suo reportage a NY, al campionato mondiale di mangiatori di cannoli, e del campione uscente che non può partecipare “per un principio di diabete”. Adoro quest’uomo, mi fa morire dal ridere! Poi ci racconta la storia vera della Cassata siciliana, ed è un piacere sentire come sceglie le parole, le inanella una dietro l’altra, e da un lato ti raccata una storia bella, dall’altro ti fa sentire una musica meravigliosa. Poi ci abbracciamo, e ci ripromettiamo di vederci a Palermo. R addirittura si lascia sfuggire un timido «vedi che da noi ci dovrebbe essere un letto in più», frase che trovo delicatissima e affettuosissima insieme.

A cena, altro bagno di emozione, a casa di O. Ci sono tanti amici della sera della presentazione, CCG ha preparato deliziose insalate da accompagnare con squisiti patè (che lei chiama “organic”) di uova di pesce e verdure. E beviamo champagne, of course. Alla faccia di chi mi vuole male. O ci fa, a me e MG, una foto ricordo accanto alla finestra. Io ho la barba lunga di giorni, M mi abbraccia con energia.

19.6.07
Passo l’ultimo giorno a casa di CCG, M ci raggiunge da Bafta, il cinema e centro culturale di Piccadilly, per l’ultimo “pure english lunch”. Un cameriere di origini arabe ci snobba un po’ e C lo fulmina con lo sguardo. Io ho un gran maldigola, ho dormito male e forse ho qualche linea di febbre. In una tiepida mattina C, zia C, mi ha raccontato anche lei un pezzo della sua vita, e io ho ricambiato, mentre lei mi ha preparato la colazione più buona che abbia mai mangiato. Spero di non averla annoiata. Prima di partire mi regala il dvd di “The Proposition”, il western australiano scritto e musicato da Nick Cave, un foulard di seta nera e una confezione di salsicciotti inglesi per mio figlio, che mi avvolge in un sacchetto con una vaschetta di ghiaccio per picnic. «Scusa, forse sono una mamma rompicoglioni come con i miei figli», mi dice quando, sulle scale mobili della metro mi mette a posto l’orlo dei jeans impigliati nello stivale. «Non ti preoccupare, non sei una rompicoglioni, e poi io non sono tuo figlio». Ci abbracciamo come se ci conoscessimo da sempre. Anche lei. In bus per Stanstead crollo a dormire immediatamente, la gola in fiamme.

«Io domani mattina vengo a lavorare. Perché non sono come certa gente. Ma appena mi rompo i maròni me ne vado a casa», dice al telefono con l’Italia un grassone romagnolo tutto sudato in coda all’imbarco. Vorrebbe far credere di essere un top manager, o qualcosa del genere, ma molto più probabilmente sarà solo uno dei tanti schiavi impiegati. Io, mi dico tra me e me, per non rompermi i coglioni domani non ci vado proprio a lavorare. Punto. L’aereo è in ritardo, non c’è aria condizionata e io sono sfinito. I due tipi accanto a me non sanno allacciare la cintura di sicurezza. La biondina graziosissima che era in coda dietro di me è seduta accanto, dall’altra parte del corridoio, col suo fidanzato belloccio. C’è una madre, in vacanza con la figlia, entrambe molto alte, lunghi capelli corvini, jeans e All Star (ovviamente), ma io preferisco la madre. «Come mai non partiamo?», mi chiede la fidanzata bionda. Si è accorta di me, finalmente. Dico una delle mie stronzate. Un po’ li invidio, devono essere molto innamorati, perché lei chiede un bicchiere d’acqua alla hostess, e quella fa storie, perché è una stronza e perché non siamo ancora partiti (vecchia storia…). Ma poi rimaniamo sulla pista per quasi un’ora ad aspettare il nostro turno, e alla fine l’acqua la hostess glielo porta, e loro cosa fanno? Insieme, vergognandosi come ladri, si passano la boccetta del Lexotan, morti dalla paura. Io rido, gli voglio tanto bene, cari ragazzi. Io non ne ho più bisogno. O almeno credo. Spero. Quando l’aereo decolla, in una nebbia che si taglia a fette, uno spiffero ci investe, e veniamo sballottati nell’aria. Una stronza urla, io metto via il libro di GDC che sto finendo, e guardo verso la fidanzatina bionda. Che non mi guarda, perché è aggrappata al fidanzato, le mani serrate in una stretta d’amore eterno. E un po’ dolciastro. Meravigliosamente dolciastro. Ah quanto li invidio…

28.6.07

il bravo figlio e londra - parte 6









16/6/07

«C ci sta aspettando, se arriviamo tardi poi la senti…», dice MG mentre entriamo in metropolitana. CCG ci ha invitati alla prova generale di un sontuoso spettacolo alla Royal Opera House. Sono le nove del mattino, io ho dormito poco, ma ho gli occhi sgranati. E quando mai mi ricapita di essere invitato in un palchetto privato nel cuore di Covent Garden, nel santuario della lirica? Io, poi, non sono mai stato all’opera. Lo spettacolo che sta per cominciare, CCG è eccitata. L’autore, dicono, è molto importante: “Katya Kabanova”, testo del ceco Leoš Janáček, cantato in russo, sottotitolato in inglese. Non credo a ciò che vedo, non la ringrazierò mai abbastanza per questo regalo. Durante la pausa tra il primo e il secondo atto andiamo al bar, tutto di vetro, da cui si intravede il cielo di Covent Garden. Non c’è grande sfarzo, sono solo le prove generali, ma sono tutti molto british. Io e MG gli unici due terroni. C propone uno spuntino, io percepisco un suo fremito, ordiniamo champagne all’unisono, che accompagniamo con deliziosi tramezzini al salmone. MG richiama le tipe dell’albergo per l’ennesima volta inventando una scusa assurda: «Mr Bongiorno si è sentito male…». CCG mi vuole a tutti i costi ospite a casa sua: come posso rifiutare? Ormai ha conquistato definitivamente il mio cuore.


17.6.07
A Londra non esistono tende, e io mi sveglio con la prima luce accecante che filtra attraverso le grandi finestre. Il soggiorno di casa di M&M è una grande stanza di legno, due librerie speculari lungo le due pareti, fino al soffitto, piene zeppe di libri d’arte e romanzi, un altro grande ritratto di Andrea Pucci (l’altro amico palermitano di M), una vista su Hampstead che mette l’anima in pace. Quando mi sveglio MG è già andato a correre al parco. Come cazzo fa quest’uomo? Lo adoro… Rimango a poltrire a letto, ripensando a quello che sto vivendo, a queste persone meravigliose che non sembrano vere. Ma sono qui per me, aspettavano me, me lo merito, cazzo. No?

MG rientra, tutto sudato, e io mi gratto pigramente in pigiama: è un uomo davvero speciale, e la sofferenza è la chiave per capire il suo mondo, un mondo magico, che riprende a raccontarmi, mentre camminiamo ancora, senza meta, come amici da una vita.

«I libri degli scrittori siciliani non si leggono, si controllano…», una grande verità, una battuta geniale. RA ha sempre fame, e sonno. Sarà l’aria di Londra, sarà questa luce, sarà la vacanza, fatto sta che più dorme e più dormirebbe. All’uscita del mio libro il mio editore mi ha girato una sua email molto buffa in cui mi chiede “da dove spunti?”. Io gli rispondo “dal sottosuolo”. Ci siamo scritti qualche botta e risposta, ripromettendoci di pigliarci un caffé a Palermo. Ieri, però, è arrivato a Londra con moglie e figlio, e abbiamo cominciato a vederci. A prima vista sembra un orso, silenzioso, occhi piccoli curiosissimi e attentissimi, sembra perennemente imbronciato. Ma se lo stai a sentire, se lo segui tra gli scaffali dei negozi di giocattoli, tra le vetrine di Soho, seduti sui gradini della fontana di Piccadilly, scopri in realtà una persona molto spiritosa, curiosissima e molto molto divertente. In una parola, “spèrto”. Anzi “spertissimo”. Oltre che, ovviamente, scrittore raffinatissimo. E poi anche io ho fame, e anche io, tendenzialmente, dormirei, e andiamo subito d’accordo, tanto da rivederci per un paio di giorni. Camminiamo anche con lui, all’infinito, e mi racconta mille cose, mille rivoli di storie, che finisce sempre con uno sguardo obliquo sul mondo. Spesso con una battuta che mi spiazza, che mi fa ridere. Per fortuna almeno lui non mi vuole dare consigli di scrittura, ma solo condividere un generoso piatto di fish&chips!

Le donne, tutte bellissime, vanno in giro “spurmunàte” (vestite pochissimo cioè, a rischio polmonite, perché qui fa ancora freschino), e calzano tutte le ciabattine infradito di gomma. E poi magari tossiscono.

<> Un bimbo di pochi anni urla a squarciagola piangendo e cercando di richiamare il padre che scende alla fermata della metro dove salgo io. La madre sembra serena, la sorellina più grande quasi ride per la scenata del fratellino. Chissà se sono genitori separati, mi chiedo. Quando la mamma si decide a prenderlo in braccio lui smette di piangere e si accoccola in silenzio. Io cerco di evitare il suo sguardo, sennò scoppio a piangere io…

Un’altra giornata, full of life. Ho attraversato tutta Soho a piedi, le caviglie doloranti, tra sexy shop sgarruppati, puttane giovanissime, turisti italiani spauriti, boutique dai prezzi inarrivabili, l’aria del fritto di una Chinatown molto quieta. Sono finito. Nonostante tutto raggiungo M da Sotheby’s, a casa di dio, dove trovo subito il conforto di un fiume di Laurent Perrier ghiacciato servito da sorridenti fanciulle in divisa. M mi racconta un altro pezzo della sua rocambolesca vita, «Minchia la devi scrivere, anche in ordine cronologico…», gli ripeto ancora una volta, e sono già brillo. Poi lui incontra A, la bellissima A, e io scappo immediatamente fingendo interesse per un bellissimo “Leviathan” di Anselm Kiefer che costa solo 400.000£. Faccio finta di volermi fare un regalo, perbacco, me lo merito in fondo un Kiefer anche io, e vedo che M mi manda frecciate, come a dirmi coglione, che vai facendo, vieni qua che ti presento la mia amica. A è una pittrice di origini palermitane che vive a Londra, credo, da una vita. Ha un nome che sembra pronto per un romanzo, ed è la classica palermitana alta, bionda, dal fascino antico. Io mi presento, dico qualche stronzata che cancello subito, mi guardo le punte delle mie bellissime scarpe, cerco di interessarmi a un bellissimo “Concetto Spaziale” di Lucio Fontana (2.000.000£!!!), e evito accuratamente il suo sguardo. Credo che lei se ne accorga, perché mi sorride. O forse me lo sono solo immaginato. Sono “totally confused”. Invece che parlare con la bella A, mi metto ad ascoltare tutto il tempo il suo accompagnatore, un produttore musicale forse anche gallerista, che sfoggia una camicia multicolore fuori dai pantaloni su una giacca bianco panna che non ci azzecca proprio, ma che fa molto “swinging London”. Il tipo mi racconta di un suo soggiorno a Palermo, di non so che lavoro a Cinecittà, non so in che anni, non so in che mondo, non so in che universo. Lui parla, io faccio di sì con la testa, I know, I know, oh yeah, brilliant, really?, amazing!, ma non me ne fotte una beneamata mischia di ciò che dice. Poi A se ne va, e a me non resta altro che aggrapparmi a un autoritratto di Francio Bacon del ’78 che potrebbe essere mio con sole 12.000.000 (dodicimilioni) di fottutissime sterline. Sono un coglione.

Continua-

26.6.07

il bravo figlio e londra - parte 5















All’Italian Bookshoop è tutto pronto. «Hai un minuto, un minuto e mezzo per ogni risposta», mi dice il Console DM che introduce la serata e che ha un foglietto con un piano dettagliatissimo della presentazione. Sembra più il piano per una rapina in banca che per presentare un romanzo, ma funziona. MG è testo, c’è un sacco di gente, fa molto caldo. Il Console è molto preparato, confessa che quando ha cominciato a leggere il libro temeva che non gli piacesse, ma che poi ha “sentito il ritmo” della storia. E, da quello che dice, si vede che gli è piaciuta. Alla fine si è riservato pure lui due pezzi da leggere rubandoli a MG. Si percepisce una grande partecipazione. Per rompere la tensione, in un attimo di imbarazzo, gli faccio io una delle mie solite domande cretine: «Cosa si prova a essere Console oggi?». Una risata taglia l’aria, siamo alla fine. Anche OT, la splendida libraia che mi ha invitato, è commossa, molto commossa. Tanto che l’indomani parliamo ancora del mio libro e mi confessa una cosa che mi intenerisce: «Anche io sono stata una brava figlia…». La sera torno a casa sua, dove sono ospite, a North-Hampstead, e mi riempio gli occhi delle fotografie, dei disegni, degli oggetti sulle mensole e alle pareti. Ha una collezione di souvenir da tutto il mondo, le bolle con l’acqua e la neve finta, che mi fa impazzire: ho sempre desiderato che qualcuno me ne portasse una da ogni viaggio!

Alla presentazione leggo alcune frasi di Orhan Pamuk che mi sono appuntato sul mio taccuino. Le mani mi tremano, non ho ancora imparato a trattenere le emozioni: «Un autore parla di cose che tutti sanno senza esserne consapevoli… Ecco, l’arte del romanzo è il talento di raccontare la propria storia come se fosse la storia degli altri… gli altri diventano “noi” e noi gli “altri”». Ci sono riuscito? Who knows…

Ci sono un sacco di persone, tanti italiani che vivono a Londra da una vita, alcuni stranieri che studiano l’italiano, qualche amico di amici. C’è anche GC, il mio amico regista che si è trasferito a Londra per disperazione, c’è ET, l’amico avvocato del mio migliore amico che, tutto sudato, mi saluta e mi dice, in un italiano stentato: «Io sono fan di elefanti…» C’è T, una simpatica insegnante, che ha già letto il libro e che vuole le traduzioni di alcune parole che ha apuntato in prima pagina (pulle, piriàti, sbummicàti ecc), che io le traduco, ormai nel pieno dell’esaltazione, direttamente dal siciliano all’inglese! Si è fatto tardi, OT ci caccia praticamente fuori dalla libreria, non so quanto tempo sia passato, ma a me sembra una vita.

Andiamo a cenare in un ristorante thai in Tottenham court rd con MG, MDP, GC e C, una giovane attrice in crisi sentimentale che va in giro con un microabitino e con una tosse tremenda. Parliamo del più e del meno mentre camminiamo, e lei continua a tossire in modo preoccupante. Mi decido a cederle il mio spolverino, che lei accetta volentieri, e che viene salutato da M&M con grande clamore.

CONTINUA…

25.6.07

il bravo figlio e londra - part 4













15.6.07
Appuntamento in studio da MG dietro Oxford st. Un posto minuscolo e delizioso con vista su tetti, pavimento di cocco e molta luce. Parliamo di pittura, un quadro del suo amico Nicola Pucci alla parte, M mi parla di sua madre, mi mostra le sue foto di quando era giovane: «È bellissima», gli dico. Mi racconta la sua storia, sono toccato e commosso. Poi, vestito elegante per la presentazione di stasera, legge una bellissima pagina del mio libro,e io ho i brividi.

Passeggiamo a lungo per tutta Soho, tra sexy shop, pub, locali gay, gallerie d’arte, cinema e teatri off. Lontra è una meraviglia. Parliamo e camminiamo, senza sosta, tanto che sono sfinito, ma felice. È la prima volta che mi capita di incontrare qualcuno che prende la vita “a morsi” più di me. Mentre beviamo l’ennesimo caffé scopriamo, con una certa meraviglia, i nostri “gradi di separazione”: L&L, F&C, MR. E mentre me lo racconta ho la percezione immediata di quando, meno di dieci anni fa, a Milano, MR parlava di lui e io, ovviamente, non immaginavo che sarebbe diventato così importante per me. La vita è una continua e costante meraviglia…

Nello stesso momento MC, da Roma, mi gira una mail di una certa AC che gli chiede se può metterla in contatto con “Vittorio Buongiorno”, per sapere cosa significa la parola “pulla”. AC, per la cronaca, vive a Londra, e ha contattato l’editore minimum fax perché ha scoperto per caso che ho presentato il libro da loro a gennaio. Ma non può sapere che sono a Londra in questo momento! MC ride…

CONTINUA...

22.6.07

il bravo figlio e londra - part 3

21.6.07

il bravo figlio e londra - part 2

14.6.07
La notizia, di per sé, è una bomba: il Lexotan è lì nella shop-bag di minimum fax ormai lacera, ma al controllo dell’aeroporto di Forlì non se ne accorge nessuno. Rimarrà lì per tutta la durata del viaggio. Chissà come e perché (ma in realtà io so come e perché…) non ne ho più bisogno, non ho più paura di questo suppostone bianco con le ali blu, non ho più angoscia. A bordo nessun terrorista vero o presunto (nessuna barba lunga, nessuna tunica, nessuno sguardo allucinato) e l’aereo spicca il volo mentre sono risucchiato nella lettura del nuovo libro di Giancarlo De Cataldo “Nelle mani giuste”. Dormo. Sogno forse, ma stavolta non ricordo. Atterro a Londra che nemmeno me ne accorgo.

«Le donne qui si vestono come vogliono», dice MG mentre prendiamo il primo di tanti caffé a in giro per Hampstead, il quartiere più cool a nord di Londra. Lui e CCG sono venuti a prendermi alla fermata dell’autobus, e abbiamo subito cominciato a raccontarci. «Devi scrivere tutto», gli ripeto mille volte. In confronto alla sua, la mia vita mi sembra una passeggiata.

Londra è un turbinio di colori, facce, abiti, scarpe, vetrine, insegne, giornali. Qui puoi scegliere la tua vita. Vestirti come vuoi, per dirla con il mio amico. L’ultima volta che sono venuto qui avevo quindici anni. Praticamente un’altra, di vita.

Entriamo in un negozio Vodafone per una scheda inglese e Mimmo, un imponente avvocato napoletano convertitosi ristoratore ci racconta come un suo subalterno gli abbia rubato, dice, 40-50 mila sterline. E di come lui non ci possa fare nulla per legge: «Ma sai che faccio? Aspetto, ma poi gli rompo il culo», dice con un ghigno che gli apre il sorriso. Promette che verrà alla presentazione portando una bottiglia di champagne…

La sera, da Christye’s, (www.christies.com) sorridenti ragazze bionde servono fiumi di champagne e deliziosi gamberetti tonno crudo tartine. Io, ubriaco, rimango a fissare in estasi “Waterloo Bridge, bad times” di Monet. All’asta a 6-10.000.000 £. Cerchiamo il quadro che MDP, la compagna di MG appena tornata dal tibet, segue per conto di un cliente, ma poi io me ne dimentico. Ho bevuto troppo. Lei indossa uno splendido kimono nero ricamato comprato nella terra del Dalai Lama, scarpette rosse e basse che fanno pendant con la borsetta dello stesso colore. Tutte le donne qui sono tutte bellissime. Ha ragine MG...

Numeri da giocare al lotto: 19, 56, 13, 47.

il bravo figlio e il london diary



COMING SOON...
v.

31.5.07

Il bravo figlio e Londra












Venerdi 15 giugno alle ore 18.30

Italian Bookshop
Con Vittorio Bongiorno
che ci parlerà del suo romanzo
IL BRAVO FIGLIO
Rizzoli editore

Introduce il Console David Morante
L’attore Marco Gambino leggerà dei brani dal romanzo

Drinks
Vino offerto da
www.mondialwine.com

The Italian Bookshop 5 Cecil Court
London WC2N 4EZ
RSVP 020 72401634
Italian@esb.co.uk

10.5.07

il bravo figlio e il polipo - parte 2

no, il polipo non è caduto nella camomilla acida. è caduto sul davanzale della mia finestra. ora, ci ho pensato tutta la settimana, mi sono consultato con amici, parenti, ho fatto ricerche, e sono arrivato alle seguenti conclusioni:
a) polipo caduto in traiettoria dall'alto al basso (dal piano di sopra al mio davanzale): messo ad asciugare, cade con un colpo di vento.
b) avvertimento mafioso (luca brasi sleep with octopus)
c) atto goliardico di questi scansafatiche parcheggiati al bar sotto la finestra (e dunque volato dal basso all'alto)
d) polipo caduto dal becco di gazza ladra che l'ha rubato da un altro davanzale messo ad asciugare
e) polipo caduto dal cielo (dio? budda? maometto? ecc)>vedi fine del mondo
f) polipo caduto da scenografia>vedi riflettore di The Truman Show
g) polipo volante (o floating octopus> vedi syd barrett)

queste le più accreditate
votate e fate votare
e non siate anonimi
l'anonimato fa venire l'acidità
v.

7.5.07

Il bravo figlio e il polipo

“Please leave us here/ close our eyes to the octopus ride!”, cantava Syd Barrett.
Ieri, o l’altro ieri, ho trovato un polipo sul davanzale della finestra. Giuro. È vero. Ed ero completamente, pienamente, assolutamente sobrio. L’ho interpretato come un segno del destino…
v.


PS: per L.: sarai contenta, ora mi potrai scrivere cose cattive sul blog.
Per Marco, di Palermo, Africa: Marco chi? Corona?

2.4.07

Il bravo figlio e Milano


A Milano, giovedì 5 aprile, alle 18, alla libreria Rizzoli in corso Vittorio Emanuele. Con me lo scrittore Piero Colaprico. Dopo, tutti sul mio yacht con ospiti a sorpresa...

v.
(vittorio.bongiorno@gmail.com)

28.3.07

Il bravo figlio e l'auto svedese





Un giorno d'inverno l'amico e scrittore Franco Foschi (my personal guru) mi intervista per la tv online arcoiris.tv a bordo di una delle auto svedesi che "vendo". Guida Tilo (my personal guidance). Filma Stefano Mazzoni (my personal cinephotographer). Fa un freddo bestiale. Però ci divertiamo. L'intervista, da vedere o scaricare, in diversi formati, si trova qui: http://www.arcoiris.tv/modules.php?op=modload&name=Downloads&d_op=viewdownload&cid=800 (basta cliccare sul titolo per andarci direttamente)

6.3.07

L'archeologa di Pavia (colpo di scena)

non è un'archeologa, quella che scrive, e non è di Pavia. ma allora CHI diavolo è che scrive?!? facciamo così, chi indovina vince un premio...
v.

L'archeologa di Pavia (parte terza)

scusa?!?
io ho sbagliato?
cosa avrei sbagliato?
let me know...
v.

5.3.07

L'archeologa di Pavia (seconda parte)

cara archeologa di pavia, io sono molto molto molto stanco ma sto bene, e tu? alla fine mi hai trovato... non ci credevo... non ci credo tutt'ora... meno male che ho sbagliato treno... tu che hai sbagliato?
v